GROVIGLI DI MATERIA ED EMOZIONI NELLA MOSTRA “LUCIO FONTANA. LE DUE PIETA’ PER IL DUOMO DI MILANO”.

di Paola Desiderato

[ Tempo di lettura 03:00 min ]

Fino al 5 maggio 2019 è possibile visitare la mostra “Lucio Fontana. Le due pietà per il Duomo di Milano” presso il Museo Diocesano di Milano, all’interno dei Chiostri di Sant’Eustorgio.

A causa della tipologia di oggetti che espone, delle mostre temporanee che ospita e, probabilmente, anche a causa della sua posizione nascosta rispetto alle vie del passeggio milanese, il Museo Diocesano non è tra i più frequentati in città, ma con questa esposizione ha decisamente attirato la nostra attenzione.

La Sala Fontana nel Museo Diocesano di Milano

La Sala Fontana nel Museo Diocesano di Milano

Il nome di Lucio Fontana viene solitamente accostato all’atto del tagliare e del bucare la tela, per andare al di là di essa, in uno spazio altro dalla realtà. Queste azioni tanto forti quanto bizzarre per chi guarda l’opera finita, sembrano essere molto lontane dal pacato mondo dell’arte cristiana.

In realtà, questa mostra svela la coerenza stilistica dimostrata dall’artista anche per i soggetti sacri.

Pezzo forte nella Sala Fontana, è la prima versione della predella della Pietà, collocata nella parte inferiore della Pala dell’Assunta, su modello di Fontana del 1954. Il lavoro gli era stato commissionato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, per ornare l’altare di Sant’Agata in cattedrale.

 Il modello della Pala dell’Assunta di Fontana

Il modello della Pala dell’Assunta di Fontana

L’opera doveva rappresentare una Vergine Assunta di dimensioni monumentali, ai piedi della quale sarebbe stata collocata la predella. La prima versione della Pietà fu scartata, probabilmente per il suo eccessivo espressionismo che non metteva bene a fuoco la scena sacra. Prima di oggi, questa versione non era mai stata visibile dal vivo, ma, grazie a questa esposizione, patrocinata dall’Arcidiocesi di Milano realizzata in collaborazione con la Veneranda Fabbrica del Duomo e con il sostegno di Banca Italiana, tutti possono fare un confronto diretto tra le due versioni della Pietà.

Le due versioni in gesso della Pietà di Fontana: a sinistra un particolare della prima versione, a destra la seconda versione

Le due versioni in gesso della Pietà di Fontana: sopra un particolare della prima versione, sotto la seconda versione


Le due versioni in gesso della Pietà di Fontana: seconda versione

La seconda versione della predella trovò il consenso della commissione, ciononostante l’opera intera non fu mai realizzata. Solo dopo la morte dell’artista ne fu fatto un modello in bronzo, oggi temporaneamente collocato sull’altare di Sant’Agata in Duomo.

La gestualità e la forza espressiva di tutti i soggetti sacri realizzati da Fontana ci colpisce e ci avvicina alle dinamiche della storia di Gesù Cristo ed alla sua Via Crucis, con al suo fianco la madre Maria, la Madonna. In esse possiamo leggere il dolore sommesso di un uomo e tutta la dolcezza di una donna che è anche una madre sofferente, senza ricondurre, per forza, entrambi alle due figure cristiane.


Particolari della seconda versione della Pietà di Fontana.

Perciò, il modo migliore per godersi la mostra è sicuramente quello di lasciarsi trasportare dai movimenti fluidi della materia che sono come un groviglio di solchi, all’interno di una scena tanto intensa da diventare trascendente ma, in fin dei conti, sempre viva ed…umana.

Foto dell’autore.

MATERIAL AND EMOTIONAL TANGLES IN THE EXHIBITION “LUCIO FONTANA. THE TWO PITY FOR THE MILAN CATHEDRAL”.

by Paola Desiderato

Until May 5, 2019 it will be possible to visit the exhibition “Lucio Fontana. The two Pity for the Milan Cathedral” at the Diocesan Museum of Milan, which is inside the cloisters of Saint Eustorgio.

The Diocesan Museum of Milan is not among the most popular museums in the city; this is due to several reasons: at first because of the type of objects exhibited and its temporary exhibitions, but also because of its hidden position compared to the crowded streets of Milan. In spite of this reasons, this new exhibition caught our attention!

In the art history the name of Lucio Fontana is usually linked to the act of cutting and piercing the canva, in order to go beyond this, to go to a space beyond the reality. These actions, both strong and bizarre for those who watch the finished work, seem to be far from the peaceful world of Christian art. On the contrary, this exhibition reveals the artist’s stylistic coherence even for sacred subjects.

The highlight in the Fontana Room  is the first version of the predella of the Pity, located in the lower part of the Altarpiece of the Assumption, based on the Fontana model created in 1954.

The work was commissioned by the Veneranda Fabbrica del Duomo, to decorate the altar of Sant’Agata in the Milan Cathedral.

The work had to be able to represent a monumental and sacred Virgin of the Assumption, at the foot of which the predella would have been placed. The first version of the Pity was rejected, probably because of its excessive expressionism that did not well focus on the sacred scene. Before today, this first version had never been seen live, but, thanks to this exhibition, sponsored by the Archdiocese of Milan in collaboration with the Veneranda Fabbrica del Duomo and with the support of Banca Italiana, everyone can make a direct comparison between the two versions of the Pity.

The second version of the predella had the consent of the commission, nevertheless the entire work was never realized. After the death of the artist was made a bronze model, now temporarily placed on the altar of Saint Agatha in the Milan Cathedral.

The gestures and expressive power of all the sacred subjects made by Fontana impresses us and brings us closer to the dynamics of Jesus Christ’s story and also about his Via Crucis, with his Mother Mary by his side.

In this faces we can read both the subdued pain of a man and all the kindness of a woman, who is also a suffering mother, without necessarily bringing them back to the two Christian figures. Therefore, the best way to enjoy the exhibition is surely to let yourself be carried away by the fluid movements of the material that are like a tangle of groove, inside a scene so intense that it becomes transcendent but, after all, always alive and … human.


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