“SANDY SKOGLUND. VISIONI IBRIDE”: L’ORDINARIO INCONTRA IL SOGNO

di Chiara Sandonato

Mostra “Sandy Skoglund. Visioni Ibride”, Fondazione Camera, Torino

Ancora per qualche giorno sarà possibile visitare alla Fondazione Camera di Torino la mostra “Sandy Skoglund. Visioni Ibride”, prorogata fino al 31 Marzo 2019

L’antologica dell’artista statunitense, curata da Germano Celant, espone più di cento opere attraverso le quali Sandy Skoglund conduce l’individuo nei meandri della mente, presentando al visitatore ciò che Sigmund Freud chiamava il “pertubante”. Nelle sue foto tutto appare ordinario, consueto, familiare, quando a un certo punto la realtà si gonfia, si altera, qualcosa strangola l’aria all’improvviso. Nevica sulla natura un tappeto uniforme di pop-corn, le foglie autunnali si fanno sintetiche e viola, bicchieri e bottiglie sono ingessati nell’argilla, orde di animali invadono gli ambienti suscitando la sola indifferenza degli umani, distratti dal loro “nulla” placidamente organizzato. 

Sandy Skoglund, Radioactive Cats, 1980
Sandy Skoglund, Radioactive Cats, 1980

Una gamma di colori saturi e di tonalità squillanti catapulta l’osservatore all’interno di immagini surreali, che prima irretiscono il suo occhio con esuberanti contrasti cromatici e poi lo risucchiano alla ricerca meticolosa dei piccoli atomi che le compongono.

Aggirandosi tra le opere esposte ci si chiede immediatamente se si tratti di finzione o realtà. Un mago di photoshop? Esempi di fotomontaggi impeccabili? La risposta è proprio sotto il naso del visitatore: in ogni sala le sculture realizzate dall’artista dialogano con gli scatti di cui sono protagoniste. 

Dietro ad ogni fotografia si cela il lavoro meticoloso e paziente di una delle interpreti più importanti della staged photography, un linguaggio fotografico che si fonde con le arti della scultura, della pittura e della scenografia. Sulla scia delle performance e delle istallazioni che prendono piede negli anni ’80, Sandy Skoglund produce manualmente delle “scene” da fotografare: ambientazioni dense di dettagli, all’interno delle quali l’artista “cala” persone reali e oggetti di uso comune.

Sandy Skoglund, Revenge of the Goldfish, 1981
Sandy Skoglund, Revenge of the Goldfish, 1981

In Revenge of the Goldfish, all’interno di una camera da letto monocroma fluttuano centoventi pesci rossi scolpiti in terracotta dall’artista. L’uniformità cromatica della stanza e dell’arredamento color blu petrolio evoca l’immagine di un acquario. I pesci rossi rappresentano la parte più irrazionale dell’opera: animali innocui per antonomasia, sono i fautori di una “vendetta”. Nel sogno e nell’inconscio infatti, il reale sfuma nell’immaginario e ogni elemento può diventare misterioso e metaforico. Le opere di Sandy Skoglud toccano spesso il tema della paura, razionale o meno, che si annida dentro di noi.

Nella mostra è possibile osservare da vicino alcuni materiali impiegati dall’artista. Un’intera sala è dedicata a Shimmering Madness, esposta nella duplice presenza di installazione e di fotografia. Spariscono gli arredi e gli accessori, il pavimento è ricoperto di caramelle, così come i corpi nudi dei personaggi intenti a ballare. Sullo sfondo, ricoperto di farfalle, sono inseriti due soggetti reali che eseguono a loro volta danze e acrobazie.

Osservando l’istallazione è possibile percepire la leggerezza delle farfalle, mosse da una lieve corrente, che si contrappone alla staticità e alla durezza delle caramelle. Ancora una volta l’artista sottolinea le differenze tra elementi simili tra loro. In qualche modo le caramelle, apparentemente così innocue, diventano una presenza angosciante e spiazzante.

Sandy Skoglund, Shimmering Madness, 1998
Sandy Skoglund, Shimmering Madness, 1998

L’artista si trasforma in questa ottica in una vera mediatrice di realtà, o come lei stessa si definisce, una “creatrice di immagini”, di cui il visitatore è interprete imprescindibile. 

Sandy Skoglund, Fresh Hybrid, 2008
Sandy Skoglund, Fresh Hybrid, 2008

Credits: Foto dell’autore

Credits: Fondazione Camera http://camera.to/mostre/sandy-skoglund-visioni-ibride/

“SANDY SKOGLUND. HYBRID VISIONS”: THE ORDINARY MEETS THE DREAM

By Chiara Sandonato

Still for a few days it will be possible to visit at the Fondazione Camera in Turin the exhibition “Sandy Skoglund. Hybrid Visions ”, extended until March 31st 2019.

The anthological exhibition of the American artist, curated by Germano Celant, exhibits more than a hundred works through which Sandy Skoglund leads the individual into the depths of the mind, presenting to the visitor what Sigmund Freud called the “uncanny”. In his photos everything appears ordinary, usual, familiar, until the reality swells, alters, something strangles the air suddenly. It is snowing a uniform popcorn-like carpet, the autumn leaves become synthetic and violet, glasses and bottles are plastered in the clay, hordes of animals invade the environments arousing the indifference of humans, distracted by their “nothing” placidly organized.

A range of saturated colors and ringing tones catapult the viewer into surreal images, which first capture his eye with exuberant color contrasts and then suck it in to search meticulous of the small atoms that compose them.

Wandering among the exhibited works, the visitor wonders immediately if it is fiction or reality. A wizard of photoshop maybe? Examples of impeccable photomontages? The answer is right under the visitor’s nose: in each room the sculptures created by the artist interact with the shots in which they are the protagonists.

Behind each photograph lies the meticulous and patient work of one of the most important interpreters of staged photography, a photographic language that blends with the arts of sculpture, painting and set design. In the wake of the performances and installations that take hold in the 1980s, Sandy Skoglund manually produces “scenes” to photograph: environments full of details, within which the artist “casts” real people and everyday objects.

In Revenge of the Goldfish one hundred and twenty gold fishes carved in terracotta by the artist float inside a monochrome bedroom. The chromatic uniformity of the room and of the petrol blue color evokes the image of an aquarium. Goldfish represent the most irrational part of the work: harmless animals par excellence, are the proponents of a “revenge”. In the dream and in the unconscious, in fact, the real fades into the imaginary and each element can become mysterious and metaphorical. Sandy Skoglud’s works often touch on the theme of fear, rational or otherwise, that lurks within us.

In the exhibition it is possible to closely observe all the materials employed by the artist. An entire room is dedicated to Shimmering Madness, exhibited in the dual presence of installation and photography. The furnishings and accessories disappear, the floor is covered with candy as are the naked bodies of the characters intent on dancing. In the background, covered with butterflies, two real subjects are inserted who perform dances and acrobatics.

By observing the installation it is possible to perceive the lightness of the butterflies, moved by a slight current, which contrasts with the static and hardness of the candies. Once again the artist underlines the differences between similar elements. Somehow the candies, apparently so harmless, become a distressing and unsettling presence.

The artist is transformed from this perspective into a true mediator of reality, or, as she calls herself, an “image creator”, of which the visitor is an indispensable interpreter.

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