A PALERMO: LA FOTOGRAFIA COME STRUMENTO DI INTEGRAZIONE CULTURALE

di Chiara Sandonato

Tempo di lettura: 4 min

È stata in augurata il 19 Aprile, al Centro Internazionale di Fotografia di Palermo diretto da Letizia Battaglia, Boys don’t cry, una mostra a cura di Ludovica Anzaldi.

Si tratta di un progetto che ha coinvolto un gruppo di migranti, ospiti del Centro d’accoglienza Asante di Palermo, in un workshop di educazione all’immagine e filmmaking condotto dalla stessa Anzaldi durante la scorsa estate. Un percorso durato un mese, per sensibilizzare e stimolare il loro sguardo sulla realtà e imparare a esprimersi utilizzando il mezzo fotografico.

«I ragazzi di Asante, di età compresa tra i 17 e il 23 anni – spiega la curatrice – hanno tutti provenienze diverse e abitano nel Centro d’accoglienza in attesa di quei documenti che potrebbero dargli una nuova possibilità di vita. I tempi posso anche essere lunghissimi. Da qui è nata l’idea di fare un piccolo workshop così che possano integrarsi attraverso l’apprendimento, la creazione, l’espressione di sé e la conoscenza del nostro paese».

Serie: Boys Don’t Cry

Palermo racconta una storia millenaria che testimonia quanto le migrazioni possano essere fonte di ricchezza, contaminazione positiva di valori, di esperienze e solidarietà. Partendo dalla consapevolezza che il confronto e la circolazione delle idee, sono la soluzione dinanzi alle reazioni violente al cambiamento, Boys don’t cry prova a declinare il linguaggio dell’accoglienza affiancando al sostegno istituzionale quello basato sulla comunità, abbattendo gli spazi di emarginazione, coinvolgendo i rifugiati appena arrivati in un quadro di sostegno incentrato sulla creazione artistica e sull’espressione personale. In particolar modo, il progetto mira a supportare i giovani migranti, alla socializzazione e all’espressione completa di se stessi, non attraverso la lingua del paese ospitante, spesso d’ostacolo alla comunicazione, bensì attraverso la luce, le ombre, le forme, i colori, gli sguardi e gli oggetti personali immortalati in una fotografia.

Serie: Boys Don’t Cry

Il progetto ha accostato fasi laboratoriali nel centro accoglienza, dove i giovani autori hanno realizzato una serie di scatti utilizzando le tecniche principali del ritratto classico, e visite alla Biennale d’arte contemporanea Manifesta 12, importante occasione di conoscenza della città oltre che di confronto culturale con tematiche che li chiamano in causa direttamente.

Il workshop ha incrementato lo sviluppo di uno spirito di gruppo ed è stato uno strumento essenziale per esprimere la conoscenza di sé, esplorando le abilità e le attitudini artistiche dei giovani migranti, artisti e protagonisti nel medesimo tempo.

Serie: Boys Don’t Cry

Ogni fotografia racconta una storia, ma la storia più interessante dietro una diapositiva, è quella al di là dei confini dell’immagine, e “al di qua” della macchina fotografica: secondo me, la storia più intrigante è quella, segreta, sconosciuta e complessa, vissuta dall’individuo che scatta la foto, fissando nella memoria un pezzetto di realtà, secondo la sua visione del mondo.

BOYS DON’T CRY
A cura di Ludovica Anzaldi
Fotografie di Hamissa Dembélé, Mory Sangare, Fofana Abdoulaye, Buba Drammeh e Kaita Aboubacar
Disegni di Hamissa Dembélé

Palermo, Centro Internazionale di Fotografia via Paolo Gili, 4 Aperta dal martedì alla domenica, ore 9.30 – 18.30 Ingresso gratuito Fino al 19 maggio 2019.

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