L’OCCHIO FOTOGRAFICO DI MARTINA PICCIALLO: I SUOI “COLORI DEL VENTO” A BARI E I PROGETTI IN GIRO PER IL MONDO

Di Paola Desiderato

Tempo di lettura: 3 min

All’interno della cornice culturale di Spazio ART, luogo per le arti e la condivisione della cultura nel centro di Bari, trattata in uno dei nostri recenti articoli, abbiamo scoperto questa giovane fotografa barese dalla personalità “vulcanica” e dalla grinta fotografica degna di essere osservata e condivisa. Il suo lavoro è frutto di una fame insaziabile di ricerca e di viaggi. Scopriamo insieme Martina Picciallo in questa intervista.

Ci piacerebbe cominciare, chiedendoti di definirti come persona e come fotografa in sole tre parole.

Mi piace definirmi una persona libera, curiosa e vulcanica.

Che strumento fotografico utilizzi? È cambiato nel corso del tempo?

Utilizzo una semplice Canon. Certo, lo strumento è cambiato e probabilmente cambierà ancora, così come il mio occhio nel corso degli anni. Più consapevole, più attento.

C’è una fotografia o un’immagine in particolare a cui sei più legata?

Tra i miei scatti preferiti c’è una foto realizzata nel deserto del  Sinai dove ho immortalato tre bambine. Alle loro spalle si stagliano delle montagne, che come in un abbraccio donano loro fierezza e libertà. Le bambine sono composte e perfettamente integrate in questo spazio sconfinato, l’apparente solitudine non innesca un sentimento di tristezza, ma solenne pace.

Foto di M. Picciallo, dalla serie “I Colori del Vento”
Foto di M. Picciallo, dalla serie “I Colori del Vento”

Hai un personaggio guida nel mondo della fotografia?

Diversi sono i modelli che amo per il loro modo di raccontare il mondo attraverso reportage.

Mi soffermo sul più grande di tutti, Steve McCurry:  non è semplicemente un fotografo di viaggio, definizione che personalmente non apprezzo perché ha il retrogusto di turismo di massa. Il viaggio è da sempre associato in modo indissolubile alla fotografia, ancor prima che le orde di turisti invadessero i luoghi con l’ossessione per la foto da pubblicare sui social media, distorcendo sia il modo di vivere il viaggio che il modo di comunicarlo con immagini anonime e piatte o elaborate con filtri digitali che impoveriscono scenari di rara bellezza. Pochi come lui hanno saputo fare della voglia di scoprire il mondo, di osservarlo con occhi sempre curiosi e mai banali, quasi una vocazione, riuscendo a catturare la meraviglia del mondo, ma anche i suoi drammi, come le guerre o le catastrofi naturali. Lui ci fa guardare lontano con stupore e incanto.

Guardando le tue pagine personali sui social, è chiaro che il tema del viaggio ti accompagna nella tua ricerca artistica. Quando e dove il tuo primo viaggio-avventura?

Un mio viaggio-avventura molto particolare l’ho affrontato quando avevo 18 anni ed ero in Turchia. Zaino in spalla e tanto entusiasmo ma sempre con la giusta dose di attenzione essendo sola. Anzi, apparentemente sola  perché uno dei ricordi più belli della Turchia sono, oltre i colori e i sapori, le persone conosciute. Attraverso gli ostelli e tanto spirito di adattamento, ho sempre cercato di vivere l’esperienza in maniera assoluta. La Turchia mi manca molto, ci ritornerò.

Si è da poco conclusa la tua personale fotografica intitolata “I colori del vento” presso la sede di Spazio ART a Bari. Parlaci di questa mostra.

La mostra si intitola “I Colori del Vento” e io le voglio bene in maniera assoluta. Questo progetto è stato pensato molti anni fa, ma sbocciato solo a luglio 2018. Per me, da sempre, viaggiare e fotografare sono le due cose che mi rendono felice. Entrambe possono essere anche nemiche: mi capita spesso di osservare che l’ansia di catturare immagini fa dimenticare, a qualcuno, di assaporare l’esperienza stessa. Convivono solo se il mirino non sostituisce l’occhio. Mi piace il fatto che ogni singola foto del mio progetto di reportage racconti una storia. In ognuna c’è tutto il mio forte bisogno istintivo di documentare volti ed esperienze.

Foto di M. Picciallo, dalla serie “I Colori del Vento”
Foto di M. Picciallo, dalla serie “I Colori del Vento”
Foto di M. Picciallo, dalla serie “I Colori del Vento”
Foto di M. Picciallo, dalla serie “I Colori del Vento”

Non ho sicuramente la presunzione di voler suscitare ammirazione con I miei Colori del Vento ma semplicemente cerco di stimolare l’osservatore a fare domande, imparare e ad avere quella mia stessa voglia di andare e cercare nuove realtà. Il titolo nasce da quello stesso gioco di colori che la Terra ci regala, ogni nazione una sua realtà, un suo personale Vento, alle volte non sempre carico di meraviglia. Per esempio, nella mia personale ho dedicato un piccolo spazio documentaristico sulla difficile situazione della città di Taranto, precisamente del quartiere Tamburi. Questo, da sempre è vittima del cancro Ilva, un grave e reale problema del nostro Paese e non solo della bella città dei due mari. Qui, il colore del vento è rosso e mentre noi associamo, per esempio, alla primavera una piacevole passeggiata solleticata dal vento, a Taranto il famoso – ahimè – Wind Day significa solo scuole chiuse, respirare diossina e infine morte. Riflettere, quindi,  attraverso lo strumento della fotografia accompagnati da delle didascalie, per conoscere ciò che ci circonda.

Foto di M. Picciallo, Rione Tamburi a Taranto

Quali altri progetti e reportage fotografici hai in programma per il futuro?

Ho da poco realizzato un progetto storico-fotografico sulla città di Bari, intitolato “Ti racconto Bari”, attualmente esposto presso la libreria Bari Ignota. La mostra ha voluto mettere a fuoco luoghi ed episodi della storia della città, poco noti al grande pubblico, attraverso documenti e testimoni di eccezione. Mentre, a breve, sarà pronto un nuovo reportage questa volta tutto dedicato all’associazione di volontariato In.Con.Tra di cui faccio parte.

Questa, cerca ogni giorno di fornire azioni positive e di contrasto alla povertà, prestando aiuto a tutti coloro che sono in condizioni di difficoltà ed emarginazione (assistenza ai senza fissa dimora e alle famiglie indigenti) agendo IN mezzo a loro, CON loro e TRA loro, indipendentemente da ogni credo religioso o politico e nel profondo rispetto dell’individualità altrui senza alcuna distinzione. Nella mia mostra si potrà scoprire chi sono i volontari e quali attività forniscono agli assistiti.  

Che consiglio daresti a chi, appassionato o novizio del linguaggio fotografico, vuole trovare il proprio stile e sogna, magari, di condividerlo col grande pubblico?

Da quando ho scoperto il reportage studio per migliore il mio stile. Mi piace condividere, imparare e scambiare idee e questo mi ha spinto a realizzare delle mostre fotografiche. Confrontarsi significa crescere e mettersi alla prova. Consiglio una buona dose di coraggio, entusiasmo e curiosità.

Credits: Foto di Martina Picciallo

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