RACCONTARE L’IDENTITÀ. LA FOTOGRAFIA DI TIZIANO TERZANI.

Di Nicola Albergo

Tempo di lettura 3:20 min

Qualcosa è nascosto. Vai a cercarlo. Cerca al di là delle vette.      
Qualcosa è stato perso al di là delle vette.    
È stato perso e ti aspetta. Vai! [Rudyard Kipling]

Tiziano Terzani in occasione della liberazione di Saigon, Vietnam, 1975.

Il 30 marzo scorso, diverse testate giornalistiche hanno riportato una notizia che, da lì a poco, avrebbe suscitato perplessità e un’accesa polemica: «La Lega taglia i fondi al premio Terzani».

Il comune di Udine, attualmente guidato da una giunta leghista, ha scelto di effettuare dei tagli, riducendo da 30 mila a 10 mila euro i finanziamenti al Festival letterario dedicato alla figura di Tiziano Terzani, giornalista e scrittore italiano scomparso nel 2004. Giunto ormai alla quindicesima edizione, in programma quest’anno dal 16 al 19 maggio, l’evento vede seriamente compromesse le sue fondamenta.
Questa notizia e le polemiche ad essa collegate, suscitano delle considerazioni quanto mai attuali. Quale significato può avere, oggi, la testimonianza di Tiziano Terzani?

Al di là delle considerazioni circa il valore culturale di un evento letterario, per di più internazionale, come quello di Udine, il lavoro di Tiziano Terzani rappresenta un’eredità che, se opportunamente analizzata, può offrire strumenti utili attraverso i quali leggere o, meglio, rileggere la contemporaneità

In una società sempre più digitalizzata e interconnessa, alcuni valori culturali rischiano di essere sacrificati sull’altare della velocità sfrenata e del consumismo. Oggi più che mai si avverte l’esigenza di rallentare e di affrontare le nostre relazioni sotto una luce differente. È in questo che il lavoro di Tiziano Terzani costituisce un’importante testimonianza e lo fa non solo attraverso l’uso della parola, ma soprattutto attraverso l’utilizzo di un altro mezzo, più potente: la fotografia

Tiziano Terzani in Cina.

In Terzani, parola e immagine formano un unico e indivisibile strumento comunicativo: laddove la parola evidenzia i suoi limiti, ecco che la fotografia si addentra nella realtà, porta in superficie gli elementi più nascosti e ne approfondisce alcuni aspetti. Tiziano Terzani è stato, e lo è ancora, un attento e autentico interprete della diversità. Ryszard Kapuściński, scrittore e reporter di guerra polacco, sottolineò come Terzani abbia saputo «creare quel ponte tra le diversità e le differenze che poi dà modo anche agli altri di capire il mondo, un mondo che cambia velocemente e drammaticamente».

Tiziano Terzani, l’amji (medico del re e del villaggio), Mustang, 1992.

Ma quella che Terzani racconta, attraverso i suoi numerosi viaggi in Asia, Unione Sovietica e Giappone, è una diversità ormai contaminata dal rapido avvicendarsi dei cambiamenti politici, sociali ed economici degli anni ‘70, ‘80 e ‘90. Ciò, tuttavia, non gli impedì di cercare e documentare quelle realtà, come il Mustang, che avevano conservato il loro fascino, la propria diversità, o, per meglio dire, la loro identità.

Tiziano Terzani, Južno-Kuril’sk, Russia, 1991.

Credits: Tiziano Terzani, Un mondo che non esiste più, Segrate 2018.

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