APRITIMODA: ATELIER DA SCOPRIRE

di Elena Cammarata

Tempo di lettura: 4 minuti

Sabato mattina. Pioggia, piumini, macchie di colore che sovrastano le acconciature delle “sciure”. 

È quello che si potrebbe definire un tipico sabato milanese, in questo maggio uggioso atipico. A renderlo diverso dal solito, è stata la terza edizione dell’evento “Apritimoda” che vede Milano protagonista gia dal 2017: un’idea nata da Cinzia Sasso con la collaborazione di Confindustria Moda e il Comune di Milano. 

Palazzi bellissimi, i cui cortili e giardini hanno fatto da ingresso ad un mondo che si cela solitamente dietro le vetrine di via Montenapoleone. Abbattute le barriere, 12 grandi firme italiane hanno reso possibile l’accesso ai non addetti ai lavori, così da poter respirare la magia dell’haute couture.

Trussardi, Curiel, Versace, Alberta Ferretti, Prada, Pino Grasso, Agnona, Antonio Marras, Fondazione Ferré, Giorgio Armani, Laboratori Scala, Moncler, Ermenegildo Zegna e Herno. Sono loro i protagonisti delle quattro aree “fashion” da scoprire, segnalati dalla mappa rosa – non tanto “shocking” – ausilio essenziale per riuscire a seguire l’intero tour.

 Così dal cuore di Milano giungendo verso il quartier generale di Tortona, ombrello alla mano e si parte. E nel vero senso della parola, perché quest’anno  l’evento ha riservato ai visitatori una navetta speciale!

Ma facciamo un passo indietro: Milano, ore 11:00. Palazzo Donizetti ospita ormai da anni la collezione di Alberta Ferretti che per l’occasione speciale ha deciso di mettere in mostra gli abiti più belli e preziosi, che nel corso del tempo hanno vestito le figure più illustri del mondo della moda, del cinema e dello spettacolo. 

Giochi di luce ottenuti dal movimento delle paillettes nere e argentate, lustrini e piume danno il benvenuto nelle prime sale giungendo poi verso un corridoio dove le forme e i modelli che hanno segnato la storia della moda diventano i protagonisti: abiti da sera che ogni donna desidererebbe indossare almeno una volta nella vita! Si giunge infine nell’ultima sala in cui la moda si dimostra vicina più che mai ai temi che affliggono la nostra società, nonostante sia considerata spesso frivola e superficiale: con la collezione “Love me”, improntata ai valori di amore e rispetto dell’ambiente, vediamo come anche attraverso un abito si possa lanciare un messaggio così delicato. 

Atelier Alberta Ferretti

Ogni maison ha saputo trasmettere il proprio modus operandi attraverso concept originali, quali per esempio la magica installazione di Antonio Marras, “Perdersi a Eudossia”. Tappetti, stampe, jacquard, damaschi, che dal soffitto scendono creando corridoi immaginari in cui il pubblico si perde e si ritrova. Marras ci invita quindi a compiere un viaggio, quello attraverso la sua collezione, tramite abiti che concepisce come vere e proprie dimore in cui “abitare”, ed è subito evidente appena si varca il giardino della ex officina che ospita il suo showroom.

Showroom Antonio Marras

Totalmente diverse invece, come spazi e collezione, sono state le visite presso Agnona e Cucinelli. A predominare questa volta è la pulizia delle linee, un concept minimal, che rispecchia in pieno l’eleganza ricercata e raffinata della donna contemporanea. Abiti che non vogliono essere prepotenti ostentando forme elaborate, bensì offrono linee semplici che permettono di mettere in risalto il tessuto, che in entrambe le maison è un elemento cardine. Cashmere, alpaca, lane fredde compatte o ritorte, fibre soffici e setose che si alternano dando ampio respiro anche ai pellami, tra cui la nappa, tessuto che abbiamo visto essere tanto in voga nelle ultime sfilate. Così anche gli ambienti che ospitano la collezione sono del tutto lineari, dai colori tenui, poiché non si vuole distrarre il visitatore dalla visita con elementi eccessivi.

“Apritimoda” ha permesso agli abiti di raccontare la loro storia, mentre noi stavamo ad ascoltare, sia con gli occhi che con le mani: in alcuni degli atelier è stato infatti possibile toccare alcuni dei pezzi più rari e pregiati!

Atelier Cucinelli

Credits: foto dell’Autrice 

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