LAVAGGIO RAPIDO IN GALLERIA. CHRISTIAN JANKOWSKI A BOLOGNA

di Annalisa Biggi e Laura Marasà

Tempo di lettura: 3 min

Sabato 25 maggio è stata inaugurata la mostra Christian Jankowski. Where do we go from here? curata da Lorenzo Bruni presso la Galleria Enrico Astuni di Bologna.

Arrivato all’ingresso della Galleria il visitatore si trova con la vista sbarrata da una grande fotografia scattata nel villaggio cinese di Dafen, nel quartiere da cui proviene la maggior quantità di copie di famosi dipinti occidentali. Quello che sorprende in questo scatto è l’inusuale adagiare delle stoffe sopra delle sculture, quasi al punto da sottrarle completamente alla visione. Ciò che a primo impatto potrebbe sembrare un semplice effetto scenografico, non è che la risposta alla comune necessità di stendere il proprio bucato su oggetti a portata di mano. 

Christian Jankowski, Everyday Tasks – Sphere of the Gods, 2019

Lo spettatore, dopo un primo momento di smarrimento, viene guidato all’interno della Galleria da un profumo e da un odore “familiari”, o per meglio dire “quotidiani”: l’odore del bucato, steso mediante fili sulla scultura ritraente l’artista, che simile ad un acrobata si regge su una sola gamba tenendo le braccia aperte, come in cerca di equilibrio; e il rumore della lavatrice intenta a pulire altri panni cui spetterà la stessa sorte. Lo spazio però non è quello usuale di un’abitazione ma un irreale white cube saettato dalle luci di neon. Ed è effettivamente uno spazio divino umanizzato o forse uno spazio umano divinizzato, quello a cui si riferisce questa istallazione riportante per l’appunto il titolo Everyday Tasks, Sphere of the Gods.

Christian Jankowski, Everyday Tasks – Sphere of the Gods, 2019

Sulle pareti della Galleria tredici neon della serie Visitors rappresentano disegni e scritte lasciati come tracce di passaggio dai visitatori nei libri-firma all’uscita dalle esposizioni. É proprio questa attenzione al visitatore a filare la trama di un percorso che lo coinvolgerà sino alla fine, al punto da renderlo parte attiva della mostra. Infatti, non soltanto potrà contribuire al lavaggio effettivo dei suoi panni personali (ottenendo persino una foto-ricordo dell’evento), ma sarà anche indotto a proseguire il suo percorso seguendo la tubatura dello stesso elettrodomestico che, come un filo di Arianna, lo conduce verso ambienti a lui solitamente non accessibili: gli uffici, la cucina, lo studio e soprattutto il magazzino – se non altro uno degli spazi più riservati di una galleria d’arte.

Nel magazzino, durante la serata inaugurativa, ad accogliere lo spettatore è stata una perfomance che prevedeva un passaggio fondamentale della realizzazione di una mostra: quattro operatori sono intenti ad appendere i dipinti contenuti all’interno delle classiche scatole in legno per il trasporto delle opere – si tratta di fedeli copie cinesi di quadri celebri, reinterpretati sotto forma di tableaux vivants trovati in rete. 

I due performers intenti ad appendere il quadro della serie “Neue Malerei”, Magritte II, 2018, olio su tela, 54×73 cm
L’artista Christian Jankowski immortala la performance da lui messa in scena durante l’inaugurazione, giorno 25 maggio 2019

Il ciclo si chiude: non solo quello della lavatrice; ora infatti ad essere appesi non sono le lenzuola che giacciono sulle statue, ma le opere stesse, sullo sfondo di una parete rosa che richiama proprio quel lenzuolo impresso sul billboard d’ingresso.

Veli, barriere, sovrastrutture, distanze perdono di legittimità, non esiste differenza tra pubblico e privato: tutto è coinvolto. Il visitatore, ora divenuto primo soggetto, si sente partecipe di meccanismi di cui non vede soltanto il risultato finale ma anche la loro affascinante elaborazione. 

Galleria Enrico Astuni, Via Jacopo Barozzi, 3 Bologna

Dal 25 maggio 2019 al 28 luglio 2019

Credits: Fotografie di Laura Marasà

In copertina: Christian Jankowski, Where do we go from here?, 2019, metal frame photographic print on PVC, misure 294x456x131cm

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