IDENTIFICARSI, RICONOSCERSI. LA STREET ART COME SCELTA CIVILE E CULTURALE.

Di Nicola Albergo

Tempo di lettura: 2:30 minuti.

Capita sempre più spesso di imbattersi nelle opere di anonimi writers, graffitisti, nonché di street artists emergenti le cui tracce sono sparse, come tessere di un grande mosaico, negli angoli più o meno periferici delle nostre città. 

Lungo i muri e le facciate dei palazzi, di una fabbrica abbandonata, di un affollato sottopassaggio o ancora sui vagoni delle metropolitane, questi sigilli policromi costituiscono lo sfondo sul quale si staglia il ritmo frenetico del nostro “vivere la realtà urbana”. Vere e proprie icone contemporanee, a testimonianza di come la città possano veder cambiato il proprio volto.

Identitàriconoscimentoappropriazionedignità: sono queste le principali coordinate che identificano l’attività di questi artisti. Negli ultimi anni, infatti, questo particolare fenomeno ha assunto, e continua tutt’oggi a farlo, una frequenza e una dimensione crescente, al punto da essersi arricchita di preziose testimonianze anche nelle regioni meridionali della nostra penisola. Le città di Napoli e Bari costituiscono due esempi emblematici.

Nel capoluogo campano, il comitato «Materdei R_esiste» ha scelto di avviare una campagna di crowdfunding al fine di riappropriarsi e arricchire il difficile quartiere di Materdei. Tutto ciò attraverso l’estro creativo dell’artista argentino Francisco Bosoletti, il quale ha dipinto una grande Partenope, simbolo della città, lungo un muro di un palazzo.

Napoli, quartiere Materdei. Dettaglio dell’opera di Francisco Bosoletti. 
Fonte: Fanpage.it.

Questo episodio assume contorni ben precisi: la comunità ha scelto. Ha scelto di ridare dignità ad un quartiere e finanziare un progetto culturale, nel quale possa riconoscersi, identificarsi, offrendo così ai residenti la possibilità di sviluppare liberamente un pensiero critico. La coscienza civile all’opera

Anche Bari è stata spettatrice attiva. Nel quartiere San Paolo, l’artista modenese Mauro Roselli ha dipinto il volto di San Nicola sulla facciata laterale di una delle case popolari. Un simbolo, certo, ma le potenzialità di un simile progetto sono, come nel precedente caso, evidenti. A maggior ragione quando il comune denominatore è, e rimane, la comunità di riferimento, che sceglie di realizzare un progetto per la riqualificazione artisticadi uno spazio urbano. L’opera è stata realizzata grazie ad un autofinanziamento che ha visto, tra i protagonisti, la galleria Misia Arte e Cellule creative, con la collaborazione del Comune di Bari.

Bari, quartiere San Paolo. Dettaglio dell’opera di Mauro Roselli. 
Fonte: Repubblica.it.

Un ultimo esempio, ancora nel barese. Il comitato ex Rossani di Bari ha scelto di affidare ad Elias Tano, artista spagnolo, la realizzazione di un’opera lungo il muro perimetrale dell’ex caserma Rossani, un’area centrale della città. Tanto basta per affidargli un preciso messaggio politico, sociale e culturale. Una denuncia insomma, realizzata col solo uso dei pennelli.

Bari, via Giulio Petroni. Dettaglio dell’opera di Elias Tano. 
Foto dell’autore.

Uno dei membri del collettivo ex Rossani ha dichiarato che «la bellezza della città, il suo decoro, sta nella gente che la vive». Ma sta anche nella possibilità, offerta da un’arteliberapubblica, di comprendere e interpretare le dinamiche di una realtà territoriale che, con una giusta dose di espressività, può diventare teatro di una preziosa rinascita.

Bari, via Giulio Petroni. L’opera di Elias Tano. 
Foto dell’autore.

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