CLOSEUP TRAVEL: VENEZIA

Matthias Favarato
tempo di lettura: 5 minuti

Scrivere e raccontare di Venezia per chi, come me, ha vissuto Venezia fin da piccolo è sempre difficile. Ci si imbatte troppo spesso in liste di cose da vedere (“Le 100 cose da fare a Venezia”) o in frasi fatte («Bellissima città, ma non ci vivrei mai» o «Troppi turisti, non riesco a godermela»). Per apprezzare Venezia nel mondo di oggi è necessario (e fondamentale) seguire una semplice regola: evitare i flussi di turisti e seguire i veneziani (nativi o adottivi). Si può iniziare subito, uscendo dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia: piuttosto di andare a sinistra, per la trafficatissima Lista di Spagna, è meglio attraversare il ponte degli Scalzi o passare per il nodo di Piazzale Roma. Da qui, è possibile conoscere una Venezia più autentica, dove i turisti sono pochi, i negozi si fanno piccoli, i veneziani si moltiplicano e i bàcari (i tipici localini veneziani) spuntano come funghi. Questa non è la classica guida, né un elenco di luoghi. Sono suggestioni, sestiere per sestiere, per scoprire luoghi lontani dalla folla di turisti, diversi, in una città che è già conosciuta dal mondo intero, ma ha ancora tanto da rivelare.

Sestiere Cannaregio

Cannaregio è diventato il sestiere più battuto dai turisti. La cosiddetta Strada Nova, il grande asse ottocentesco che collega la stazione e Rialto, è diventata un susseguirsi di negozi per turisti, facendo perdere all’intera zona molta della sua anima. Basta fare qualche passo verso l’interno, nei pressi del caratteristico Ponte delle Guglie per imbattersi nel suggestivo Ghetto ebraico, il più antico secondo la tradizione. Luogo di antiche fonderie in epoca medievale (da qui il nome, derivante dal getto dei metalli fusi) il Ghetto venne istituito a partire dal 1516 come luogo di residenza obbligatoria delle comunità ebraiche. Con il tempo, il poco spazio e l’aumento della popolazione ha fatto crescere le case in altezza, trasformandole in vere e proprie case-torri. Alcune delle cinque sinagoghe che costellavano il quartiere sono oggi visitabili grazie ai tour organizzati dal Museo ebraico.

Ghetto, © Museo Ebraico di Venezia

Sestiere San Marco

L’area marciana (con la Basilica di San Marco, il Campanile, le Procuratie e il Palazzo Ducale) non ha bisogno di molte presentazioni. Un modo diverso per vivere Piazza San Marco è vederla, banalmente, di sera. Al calar della notte, il ritmo si placa, la piazza si svuota, gli echi delle orchestrine dei caffè risuonano più forte ed è possibile assaporare un’atmosfera magica, sentendosi abbracciati dal salotto buono della città.

Per avere una vista unica sui tetti della città non serve salire sul celebre Campanile. La vicina Scala Contarini del Bovolo regala un’esperienza unica. Il palazzo venne costruito a cavallo tra Trecento e Quattrocento e venne dotato di una caratteristica scala a chiocciola (bòvolo in veneziano)  sulla facciata di grandi dimensioni, che termina in una torretta con vista panoramica.

Scala Contarini del Bovolo, ph. © Fondazione Venezia Servizi alla Persona

Sestiere Castello

Palazzo Grimani, Tribuna, ph. Matthias Favarato

Il sestiere più tranquillo e più amato dai veneziani (che qui vi abitano in massa) diventa centralissimo durante i mesi di Biennale (d’arte o di architettura). I Giardini e l’Arsenale si animano e diventano il crocevia mondiale dell’arte. Negli altri mesi, invece, bastano pochi minuti di passeggio dalla vicina San Marco per raggiungere Campo Santa Maria Formosa. Da qui è possibile dirigersi per visitare due palazzi unici nel loro genere. La Fondazione Querini Stampalia si presenta come un esempio unico di dimora settecentesca, diventata famosa per la sua ricca quadreria e l’incantevole giardino progettato dal grande architetto del Novecento Carlo Scarpa. Dall’altra parte è possibile visitare il gioiello di Palazzo Grimani. Il palazzo era la dimora del raffinato collezionista rinascimentale Giovanni Grimani, che ha saputo imprimere al palazzo un’impronta fortemente umanistica, commissionando la celeberrima Tribuna, uno spazio magico che richiama il Pantheon e, all’epoca (e nuovamente fino a maggio 2021), costellato di oltre 130 statue antiche.

Sestiere San Polo

Attraversando il Canal Grande, Venezia cambia nuovamente, sorprendendo con altri luoghi unici. Due luoghi magici si nascondono dentro il sestiere di San Polo, a pochi passi tra loro. La Scuola Grande di San Rocco è probabilmente una delle più grandi sorprese che la città nascondere. La Scuola, come le tante altre disseminate per la città, erano le sedi di confraternite di ricchi cittadini, impegnati in opere benefiche. Divenuta sempre più potente, la Scuola di San Rocco commissionò l’intera decorazione al Tintoretto, trasformandola nella Cappella Sistina di Venezia. Le grandi tele, alle pareti e al soffitto, ammaliano ancora gli occhi e, per ammirarle senza l’inevitabile torcicollo, è utile usare gli specchi portatili forniti nelle sale. 

Basiliva dei Frari, ph. Matthias Favarato

La Basilica dei Frari è uno scrigno di meraviglie. La grande struttura Trecentesca accoglie le tombe di numerosi dogi e artisti, tra i quali Claudio Monteverdi, Tiziano Vecellio e Antonio Canova. Ma le perle sono ben altre, in un crescendo che va dalla Pala Pesaro di Tiziano, passando poi per il grandissimo coro ligneo (ancora nell’originaria posizione medievale) e si conclude con il turbinio della grande pala dell’Assunta, sempre del Tiziano.

Sestiere Dorsoduro

Il sestiere più caro agli studenti veneziani è Dorsoduro. Ca’ Foscari, IUAV e l’Accademia di Belle Arti hanno qui sede, tra palazzi storici e interventi novecenteschi. Uscendo dal folto dedalo di calli, verso sud, si sbuca sulla lunga riva delle Zattere. Costeggiando il canale della Giudecca, l’andirivieni delle onde cullano i pensieri e le passeggiate, soprattutto al calar del sole. Addentrandosi di tanto in tanto verso l’interno si possono trovare luoghi celebri, come le Gallerie dell’Accademia o la Collezione Peggy Guggenheim, o luoghi che conservano l’essenza veneziana, come lo squero di San Trovaso, uno dei pochi cantieri di barche e gondole ancora attivo. Continuando la passeggiata si costeggiano i Magazzini del Sale fino a raggiungere Punta della Dogana, una delle sedi della Fondazione Pinault per l’arte contemporanea. Da qui, la vista sul complesso di San Marco e tutto il suo bacino è, senza troppi giri di parole, mozzafiato (soprattutto la sera).

Sestiere Santa Croce

Campo Santa Margherita è senza ombra di dubbio l’epicentro della vita notturna veneziana. Amorevolmente chiamato semplicemente “il Campo”, è uno dei campi più grandi della città. Gli innumerevoli bar e il via vai di persone lo rende uno dei cuori pulsanti della Venezia più autentica.

Extra: mini-bacaro tour

Un percorso a Venezia non si può non concludere con il tipico bàcaro tour, un giro di bàcaro in bàcaro per assaporare le tipicità veneziane (come i classici cicchetti per stuzzicare, le polpette o gli assaggini di baccalà) accompagnate da un’ombra de vin (o da un buon spritz a prezzi accessibili). Qui una breve selezione di bàcari (e non solo) per una serata veneziana.

  • Ostaria Enoteca Do Colonne: rio Terà del Cristo, Cannaregio, 1814/C
  • Paradiso Perduto: fondamenta Misericordia, Cannaregio, 2540
  • Osteria Sepa: calle della Bissa, San Marco, 5482
  • Bacarando in Corte dell’Orso: calle de l’Orso, San Marco, 5495
  • Taverna al Remer: campiello del Remer, San Marco, 5701
  • Rosticceria Gislon: calle de la Bissa, San Marco, 5424/a
  • Naranzaria: sottoportego del Bancogiro, San Polo, 130
  • Il Mercante: fondamenta Frari, San Polo, 2564
  • Osteria Al Squero: fondamenta Nani, Dorsoduro, 943-944
  • Caffè rosso: campo Santa Margherita, Dorsoduro, 2963 
  • El Sbarlefo: calle San Pantalon, Dorsoduro, 3757
  • Bacareto da Lele: campo dei Tolentini, Santa Croce, 183

«Andare in giro per calli e campi, senza un itinerario prestabilito, è forse il più bel piacere che a Venezia uno possa prendersi. Beati i poveri di topografia, beati quelli che non sanno quel che si fanno, ossia dove vanno, perché a loro è serbato il regno di tutte le sorprese, di tutte le scoperte straordinarie. Infilare una calletta, cacciarsi nella gola nera di un sottoportico, sbucare in una corte che pare un culdísacco, trovarvi il pertugio di un’altra calletta, uscire da quel dedalo soffocato in un campo arioso, luminoso, pieno di gente, oppure sulle soglie di un palazzone principesco, oppure su una fondamenta aperta al sole e al vento, oppure su un rio largo, popolato di barche e barconi: questo è un girare nell’inaspettato, nell’impreveduto, e quasi nell’inverosimile, che può ricordarci addirittura le nostre stupende e stupite scorribande per il chimerico paese di Fanciullezza.»Diego Valeri, Guida sentimentale di Venezia, Passigli, 1994

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