TRAME E INTRECCI D’ARTE DI CARLA MURA

Di Paola Desiderato

Tempo di lettura: 4 minuti.

Mi trovavo all’evento inaugurale per la stagione primaverile 2019 della Galleria Grossetti di Milano, quando ho visto per la prima volta dal vivo un’opera dell’artista Carla Mura. Gli intrecci e gli “incontri” di colori dei singoli fili di cotone sulla tela monocroma, hanno rapito il mio sguardo. Non è facile spiegare il perché qualcosa (soprattutto un’opera d’arte) ci colpisca e ci rimanga impressa più di altre, credo che in parte sia questo il bello dell’arte: lasciarsi andare alla meraviglia, lasciando da parte la razionalità.

Oggi, però, ho deciso di conoscere e di farvi conoscere, questa artista italiana di origini sarde che vive e lavora attualmente a Padova, per addentrarmi (e perdermi) nella fitta “rete” della sua arte.

Foto di Carla Mura

Definisciti come persona e come artista, in sole tre parole. 

Seria, intensa, visionaria.

Da dove nasce la tua passione per l’arte e come sei arrivata alla tua personale modalità d’espressione? 

La passione per l’arte nasce dalla scoperta di nuovi mondi da ragazza e quindi dalla curiosità e voglia di nuove forme di comunicazione. Iniziai a dipingere a 26 anni in un trasferimento in una casa a Cagliari ( citta’ natale) dove andai ad abitare sola dopo la famiglia. I viaggi che i miei genitori mi hanno fatto fare da piccola a New York, Parigi, Vienna, Salisburgo ed altri, tra cui il mio bellissimo viaggio in Africa, mi hanno fatto appassionare al mondo dell’arte, visitando Musei d’arte che hanno sempre avuto per me un fascino irrinunciabile. Dopo anni di pittura astratta, nel 2004 sono passata ad utilizzare il filo di cotone per un’espressione artistica lineare, come la mia capacità di riflettere e di ponderare ogni decisione, ma sempre con passione. Ormai è la mia cifra stilistica che continuo ad utlizzare in modi e tecniche differenti negli anni.

AFRICAN SENSATION – Filo elastico su tela. 2016

Quali strumenti e tecniche prediligi nel tuo processo creativo?

Le tecniche sono legate al filo di cotone o similari, e si possono distinguere in astratto materico, geometrico, o istintuale. Ormai le uso tutte a seconda del momento psico-fisico.  Dico psico-fisico perché per la realizzazione di un’opera è importate sia lo stato psichico che quello fisico, visto che non sempre il nostro corpo e la nostra testa sono uguali ma cambiano continuamente e costantemente, a volte non sono neanche compatibili, la testa di dice una cosa, il fisico risponde diversamente. È un argomento molto interessante, si potrebbero fare decine di esempi. 

Cosa vuoi comunicare con i tuoi intrecci, reti e “incontri” di colori sulla tela?

Le cose che voglio comunicare sono molteplici. Parlo di stati d’animo, di emozioni, di speranze, di realtà sia personali che comuni. Spesso fermo il tempo: inserisco dei “frame” di immagini viste o immaginate. Racconto visioni di architetture possibili o istanti di luoghi esistenti, tutti dentro una tela, ad ognuno il suo spazio. La tela diventa film.

FRIDA E DIEGO – Filo di cotone, stampa fotografica su tela. 2014

Secondo te, che ruolo ha e quale dovrebbe avere l’arte e la figura dell’artista nella società contemporanea? 

La figura dell’artista nella società contemporanea è importantissima, ma purtroppo questo lavoro viene concettualmente snobbato. Si pensa esclusivamente al quadro finale e non a capire cosa c’è dietro un quadro che è la parte più importante. Gli artisti possono essere dei grandi maestri di vita, ovviamente non tutti, ma alcuni significativi; esiste una selezione che non deve essere dettata solo dal mercato o dalle mode o dalle conoscenze amicali. Ci dovrebbe essere un guru universale che con la bacchetta decide chi può far del bene alla società in termini di insegnamento di vita e in esso rientrano le linee guide per condurre una vita ricca di spunti ma anche di regole comportamentali, di suggerimenti per il futuro e di allerte nel vivere la vita. A me piacerebbe molto essere una di queste. Sono sempre stata una persona saggia sin da ragazza, e questo fa di me una persona preziosa…La società corre troppo!

L’arte oggi ha un ruolo significativo per tanti ma altri non ne capiscono niente, questo non dovrebbe accadere. L’artista viene visto come un alieno e quindi come un potenziale nemico o concorrente. Ci dovrebbero essere più scambi diretti con il pubblico, non solo in qualche piccola libreria per il libro in uscita, o in qualche fiera per il convegno sull’arte del momento, gli artisti saggi ed importanti, gli artisti veri e sensibili dovrebbero parlare, dispensare consigli e far capire tutto, perché noi abbiamo la conoscenza innata. 

CELESTE – Filo di cotone su tela. 2016

Hai mai pensato di lasciare l’Italia e di far scoprire la tua arte all’estero?

Non ho pensato di lasciare l’Italia, però ho cambiato regione: ho abitato in Sardegna per 32 anni, poi mi sono trasferita a Roma per dieci anni ed ora vivo a Padova da cinque. Diciamo che il mio percorso artistico è ancora nazionale e non ho voluto forzare questo, perché vorrei farmi conoscere con la mia arte in Italia prima di tutto. Posso sicuramente creare in tutto il mondo, mi bastano una tela, delle rocche di filo e nient’altro, ma all’internazionale ci arriverò con cognizione di causa e non perché pago per esporre in qualche fiera o galleria. Vedremo cosa accadrà. Ho esposto in Francia, in Bielorussia e qualche altra nazione ma per ora le mie mostre sono tutte in Italia in varie città e in vari musei, gallerie, associazioni, alberghi d’arte o negozi di vario genere che promuovono l’arte. I Galleristi italiani devono e dovrebbero in primis promuovere gli artisti italiani.

C’è una tua opera, o una serie a cui sei maggiormente legata o che ti rappresenta meglio di altre?

Le opere che mi hanno sempre rappresentato sono la serie “Metropoli”: sono opere che io amo profondamente, che hanno la visione metropolitana in sé, quella dei viaggi con la mente e con il corpo che io ho fatto, riportati su tela, ma anche dei viaggi immaginari dove il colore utilizzato è particolarmente fantasioso per essere reale. Questa serie è una della mie più riconoscibili ed identificativa e la realizzerò sempre.

OMBRA MESSICANA – Filo di cotone su tela. 2015

Quale e quando è stata la prima volta che hai esposto le tue opere? Che sensazioni hai provato in quel momento?

La prima volta è stata a Cagliari, avevo 26 anni. Il mio amico corniciaio mi disse che se avessi voluto mi avrebbe incorniciato i quadri e che potevo esporre da lui in una mini galleria. Lo feci, ovviamente con i miei primi quadri materici e da lì partirono le altre mie esposizioni e conoscenze verso il grande mondo dell’arte. La sensazione era quella di appagamento e di grandissima felicità, di emozione, di scoperta, di voler comunicare tanto. 

LIBELLULA – Filo di cotone su tela. 2004

Hai già nuovi progetti in cantiere? Puoi anticiparci qualcosa?

Ho un nuovo progetto che vorrei esporre in una galleria nuova entro il 2020, per ora ho realizzato due quadri del progetto che vede un nuovo materiale in aggiunta al filo di cotone, sono soddisfatta della scelta, mi diverte molto e rispecchia sia me che la società odierna per vari motivi. Non posso anticipare molto ma spero mi seguirete in futuro! Ho appena iniziato una collaborazione con l’albergo a 6 stelle che sta in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, il Vik, dove ho “arredato” una stanza con i miei quadri, magari da questo nasceranno altre collaborazioni all’estero! 

Potete seguire le fitte trame di colori di Carla Mura anche sulla sua pagina Facebook ufficiale.

Credits: Carla Mura.

In copertina: FRONTIERE – Filo di cotone su legno e chiodi. 2012

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