DE CHIRICO A PALAZZO REALE DI MILANO. UN VIAGGIO DAL MITO AL SOGNO

Di Chiara Sandonato

Tempo di lettura: 3 minuti

Cinquant’anni dopo, le pareti di Palazzo Reale a Milano sono nuovamente ricoperte dalle opere di Giorgio de Chirico, che si susseguono in un’immensa retrospettiva.

Quando dico “immensa”, non intendo esagerare, quindi conviene indossare scarpe comode per addentrarsi nel mondo fantasmagorico di Giorgio de Chirico, e non badare allo scorrere dei minuti. La mostra presenta, infatti, un cospicuo corpus di opere suddivise in otto sale e si snoda attraverso un racconto che tocca sia la vicenda biografica dell’artista sia la sua ricca produzione letteraria e filosofica.

Il percorso espositivo mette in luce il rapporto strettissimo tra de Chirico e il mondo classico. Lo stesso artista, in un’opera autobiografica scritta tra il 1918 e il 1919, racconta di essere nato a Volo, in Tessaglia, e di aver trascorso i primi anni della sua giovinezza nella culla della classicità: di fronte al mare che vide salpare la nave degli Argonauti e ai piedi del monte dove nacque Achille piè veloce.

Giorgio de Chirico, Le muse inquietanti, 1925 (1947/1919)

Eppure, come tutti i grandi geni, De Chirico si divertiva a mascherare il senso più profondo della sua visione artistica e filosofica, poiché detestava le “etichette” e i luoghi comuni. Così, quando gli chiedevano quale significato avesse la Grecia per lui, egli rispondeva:

“La Grecia non c’entra assolutamente nulla con la mia pittura; anche se nei miei quadri ho messo ogni tanto dei templi, qualche statua e pezzi di colonna rotta, questo non vuol dire essere influenzati dalla Grecia. Anzi, io sono l’antigreco per eccellenza”.

In realtà, è così profonda la radice classica di de Chirico, che sarebbe impossibile una lettura corretta della sua Opera senza tenere conto di questo nodo fondamentale.

Giorgio de Chirico, Lotta di Centauri, 1909

Dopo la morte prematura del padre, De Chirico e il fratello Savinio si spostarono insieme alla madre di città in città: dall’Italia, alla Francia, alla Germania. In ogni paese coltivarono ossessivamente la memoria dei luoghi classici da cui provenivano.

Giorgio de Chirico, Il figliol prodigo, 1922

La mostra accosta le varie opere in modo inedito e originale. Dalle prime sale, ricchissime di riferimenti al mondo classico, ci si addentra, poi, nell’universo metafisico. Nel Ritorno del figliol prodigo un abbraccio enigmatico unisce un manichino ad una statua di marmo bianco che, per l’occasione, è scesa dal suo basamento. È bastato questo contatto per fare gradualmente tornare umani due soggetti extra-umani. 

De Chirico non è mai didascalico: c’è sempre uno sbaglio nelle sue opere, una mano mal rifinita, teste classiche sbilenche, intrusi, nuvole che magicamente mozzano le teste.

Foto di Lorenzo Palmieri

Numerosi e teatrali autoritratti sono esposti in mostra: in quello del Metropolitan, al posto dell’occhio vi è un foro! Nella prima sala, compare la madre dell’artista, una donna dal carattere forte, vicina alla formazione e agli spostamenti dei due figli, la fotocopia di Giorgio. Non manca un omaggio a Friedrich Nietzsche, di cui l’artista copia la posa ed evoca la speculazione filosofica scrivendo in calce al dipinto in latino “E cosa amerò se non l’enigma?“.

Tante sono, infine, le creature misteriose che costellano l’universo dell’artista. I manichini, i gladiatori e i bagnanti tra onde a zigzag dei Bagni misteriosi, si mescolano al fantasioso immaginario mitologico e filosofico.

DE CHIRICO
DAL 25 SETTEMBRE 2019 AL 19 GENNAIO 2020

Indirizzo: Palazzo Reale, Piazza del Duomo, 12 – Milano
Orari: lunedì: 14:30 – 19:30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9:30 – 19:30; giovedì e sabato: 9:30 – 22:30. Ultimo ingresso consentito un’ora prima della chiusura del museo
Biglietti: intero 14€; ridotto 12€

Giorgio de Chirico, Ettore e Andromaca, 1924

In copertina : Giorgio de Chirico, Manichini in riva al mare, 1926. 

Credits: Lorenzo Palmieri

Credits: Foto dell’Autrice

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