UNA PENNA PER AMICA. INTERVISTA A PAOLO AMICO

Di Chiara Sandonato

Tempo di Lettura: 3 minuti

Quando andavo alle elementari, tra le mie compagne di classe vinceva chi aveva l’astuccio più grosso. 

Chi ce l’aveva più grosso, infatti, aveva di sicuro molte penne colorate. Alcune bambine, incuranti dei rischi della scoliosi, caricavano nello zaino ben due astucci: nel primo, riponevano  la matita, la gomma e altri articoli per la scuola poco attraenti; nel secondo, invece, custodivano gelosamente un mucchio di penne colorate, alcune addirittura profumate!  E cosa ci facevamo, noi tutte, con quelle penne durante la lezioni? Le dediche su libri e diari. Niente di più obbrobrioso. 

È arduo immaginare che qualcuno, con un set di penne a sfera colorate, possa essere capace di tessere uno spettro di colori vividissimi, toni sottili e forti contrasti tra luci e ombre. Da questo intreccio di tocchi di penna, possono nascere opere d’arte dotate di straordinario e sconcertante realismo. 

Questo “qualcuno” ha un nome, si chiama Paolo Amico ed è un giovane artista di origini siciliane che utilizza le biro colorate per dar vita alla raffigurazione di scenari notturni impregnati di uno spirito fiabesco.

Paolo Amico, 12-51, penne a sfera su carta

Ciao Paolo, cosa rappresenta per te una penna a sfera e come la utilizzi?

La penna rappresenta per me la fantasia, l’immaginazione, il completamento della mia mente… La possibilità di tradurre il pensiero in immagine.

Raccontaci qualcosa della tua vita. Dove sei nato e cresciuto e come ti sei avvicinato al mondo dell’arte?

Sono nato a San Cataldo nel 1987, ho trascorso qui la mia infanzia tra disegni e calci al pallone con gli amici. All’età di 7 anni vidi mio fratello disegnare la figura di Mago Merlino e pensai “Se può farlo lui, allora posso farlo anche io!”. Così, quasi per sfida, impugnai matita e pastelli e disegnai uno dei cani de “La Carica dei 101”. Mi sentii felice e da quel momento non passò giorno che io non abbia dedicato al disegno.

Paolo Amico, Migration, penne a sfera su carta

Dopo aver studiato al Liceo Artistico di S. Cataldo, ho frequentato l’Accademia ABADIR di San Martino delle Scale dove, tra gli studi di restauro pittorico e il corso di pittura, ho dipinto a più non posso e ho trovato la penna nel mio cammino.

Al quarto anno di Accademia, durante le lezioni di anatomia, iniziai a realizzare degli autoritratti utilizzando solo la penna nera. Subito dopo, forse ripensando a quando ero bambino, ho deciso di aggiungere un po’ di colore e di utilizzare le penne colorate.

Paolo Amico, Caratteri, penne a sfera su carta

Realizzai una serie di paesaggi da mostrare alle varie gallerie di Palermo nella speranza di poter fare una mostra. Dopo tante porte chiuse in faccia, un gallerista di nome Massimo Cannatella rimase affascinato dalle mie opere e mi propose di realizzare una mostra personale.

Colsi la palla al balzo e decisi di accettare! Realizzai una ventina di opere e le esposi allo Spazio Cannatella nella mia personale: “Starting”. Nello stesso anno candidai una delle opere in mostra al Premio Arte e con grande stupore lo vinsi.

Paolo Amico, Confusione Veneziana, penne a sfera su carta

Come mai prediligi come soggetto per le tue opere le atmosfere notturne?

Io sono attratto dalla luce artificiale! Quando la guardo sento crescere dentro di me un’emozione, come se fossi un bambino a Disneyland che incontra il suo personaggio preferito.

Paolo Amico, Yin e Yang, penna a sfera su carta

Sfrutto la luce della notte per poter raccontare le mie emozioni e la mia immaginazione. Nell’opera Canal Micca ho immaginato via Pietro Micca piena d’acqua, come se fosse una veduta veneziana di Canaletto.

Da pochissimo hai partecipato a Wopart a Lugano. Ti andrebbe di spiegarci cos’è Wopart e come hai vissuto questa esperienza?

Wopart è una fiera d’arte dedicata ad opere comprese tra il 1900 e il 2019, esclusivamente realizzate su supporto cartaceo. Infatti WOPART è l’acronimo di Work On Paper Art.
È stato un grande successo, un tassello importante nella mia carriera. Devo ringraziare Francesco ed Elena della Floris Art Gallery per aver supportato e per aver pensato a me per questa esperienza.
Le opere che ho portato in mostra sono basate sul concetto d’equilibrio: ho trasformato parole e numeri palindromi in immagini e neon.

Paolo Amico, On-off, penne a sfera su carta

Ti definisci un “biro-realista”. Cosa vuol dire?

Questa definizione è nata nel 2013 in occasione di una personale a Pietrasanta. Spesso vengo definito iperrealista, ma io non sento di appartenere a quella categoria: gli iperrealisti nati negli anni ’80 intendevano dimostrare di poter creare attraverso l’arte un’illusione ancor più credibile della fotografia.

Io non voglio soltanto riprodurre ciò che mi circonda, ma rivolgermi a una realtà mutata dalla penna: una biro-realtà. La penna è la parte del mio animo, del mio pensiero, delle mie emozioni .

Paolo Amico, Kook, penne a sfera su carta

Che ruolo assume l’elemento della luce, o il rapporto tra luci e ombre, nelle tue opere?

Il rapporta tra luce e ombra è centrale per le mie opere e rappresenta un aspetto curioso della mia tecnica. Spesso l’osservatore resta di stucco quando si rende conto che il bianco presente nei miei disegni è la parte pura della carta…vergine.
Dalla luce all’ombra ci sono strati e strati di colore, essi sono i elementi principali che compongono di ogni mia opera.

Paolo Amico, La città che sale 2.0, penne a sfera su carta

Nelle mie creazioni è presente un’inversione del processo creativo di Michelangelo, che spogliava il blocco di marmo per far emergere la forma racchiusa in esso. Io rivesto la carta fino a creare l’immagine luminosa, esaltando la luce che è già in potenza presente nella stessa.

Esseri umani e paesaggio. Quale rapporto esiste tra questi due elementi? I personaggi che appaiono nei tuoi disegni appartengono a una “massa”, sono casuali passeggeri lungo le vie delle tue città notturne, oppure hanno un’identità precisa?

Ci sono casi e casi. In genere le scene vengono svuotate dai personaggi. Rimangono pochi presenti, a volte un solo personaggio, che solitamente rappresenta me stesso o ognuno di noi posto di fronte a quesiti, dilemmi, o addirittura a risposte, che danno significato e senso all’opera.
I paesaggi fanno da contenitore alle miei sensazioni e a quello che voglio raccontare. Parto da un pretesto che può essere una città per raccontare una storia.

Paolo Amico, Gianduja solitario, penne a sfera su carta

In Copertina: Paolo Amico, Ultima Cena, penne a sfera su carta.


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