MARY QUANT: LA MODA DEL BAZAAR E LA RIVOLUZIONE DEGLI ANNI ’60

Di Paola Desiderato

Tempo di lettura: 4 minuti

Una margherita stilizzata, tondeggiante e piena; prima nera, poi bianca e poi rossa, gialla di tutti i colori e di tutte le dimensioni, stampata su tessuti e capi che hanno rivoluzionato la moda degli anni Sessanta. Può un simbolo così semplice e minimal aver influenzato un’epoca? Solo se si tratta della “Daisy” di Mary Quant.

Non è un caso che il sottotitolo della fantastica e brillante (in tutti i sensi) mostra di moda che il Victoria & Albert Museum dedica a Mary Quant, è “Revolutionary Fashion Designer”. Quella dell’inglese Mary Quant, è stata una rivoluzione partita dal popolo, come ogni reale cambiamento che si rispetti e che sia necessario. Il suo approccio alla moda era diverso nella sua esuberanza e nella voglia di dare alle donne un’alternativa “alla moda”.

A fashionable woman wears clothes; the clothes don’t wear her.

Mary Quant
Mary Quant and Alexander Plunket Greene, 1963. © Mirrorpix/Robert Young.

L’attuale quartiere chic di Londra, Chelsea deve proprio a questa fashion designer gran parte della sua fama: qui Mary Quant ha aperto la sua prima attività nel ’60: il Bazaar di King’s Road, tuttora famoso viale dello shopping.

Mary Quant exhibition, V&A 2019.

La sua boutique, fin da subito, sembrava essere differente dalle altre, perché regalava ai clienti un’esperienza giocosa ed esaltante della moda moderna, capace di liberare le donne dalle stantie tradizioni e dai limiti fisici dei vecchi vestiti, per permetter loro di ballare, fare stretching, correre sotto la pioggia, giocare con i bambini, essere comode a lavoro, sfruttando tessuti nuovi e modelli accattivanti.

Mary Quant exhibition, V&A 2019.

Mentre la sua boutique di Londra stava ancora sbocciando, Mary Quant si preparava a fare il grande salto per diventare una potenza commerciale e culturale, riuscendoci con successo. Nel 1963 la società Mary Quant Limited si espanse nel mercato di massa del Regno Unito con una nuova linea di diffusione più economica, Ginger Group. Il nome allegro e singolare, simboleggiava un nuovo approccio alla moda: di tutti e per tutti, che producesse divertimento e invitasse ad osare.

Da qui alla prima minigonna (“The miniskirt: the shock on the knees”) sopra il ginocchio, il passo è stato breve. L’ispirazione presa dalle comode gonne tipiche della divise femminili delle giovani studentesse inglesi, si è ben prestata alla praticità e comodità che Mary Quant desiderava per le donne di tutte le età. Grazie a questo capo, trionfava l’era dei “crazy dance parties” e delle ginocchia danzanti al ritmo della liberazione fisica femminile.

Mary Quant exhibition, V&A 2019.

Alla fine del decennio, Mary Quant era la fashion designer di più alto profilo del Regno Unito e aveva raggiunto standard senza precedenti sul mercato: si stima che fino a sette milioni di donne avessero almeno uno dei suoi capi nel loro guardaroba, mentre altre migliaia sfoggiavano accessori dai colori sfavillanti e moderni dalla sua gamma di scarpe, calze, intimo, cosmetici, borse a marchio “Daisy”, l’insostituibile margherita della moda.

Credits: V&A Museum.

Foto dell’autrice.

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