OCCASIONE MANCATA? RIFLESSIONI DI UN CANDIDATO SUL CONCORSO MIBACT

Di Nicola Albergo

Tempo di lettura: 4 minuti.

Lo scorso 8 gennaio hanno avuto finalmente inizio a Roma le prove preselettive del concorso per il reclutamento di 1.052 unità a tempo indeterminato da destinare all’attività di assistenza alla fruizione, accoglienza e vigilanza presso gli uffici del Mibac (poi nuovamente Mibact) dislocati in tutte le regioni italiane.

I dati, visibili sul sito del Ministero, parlano di circa 210mila domande giunte, molte delle quali provenienti dalla Campania (25%) e dal Lazio (20%).

Partiamo dall’aspetto più importante, quello organizzativo. La scelta di Roma come sede per il concorso – così come per tanti altri organizzati a livello nazionale – suscita profonde riflessioni sul modello adottato, consolidatosi ormai da diverso tempo. Sono molte infatti le difficoltàeconomiche, prima ancora che logistiche – implicite: basti pensare a coloro che provengono dalle regioni più lontane, sono costretti a ricorrere al pernottamento o a misure più estreme, come il viaggio notturno. Senza contare le ulteriori spese necessarie per lo spostamento all’interno della città, a cui si potrebbe far fronte sviluppando delle agevolazioni (i 16€ complessivi per la tratta Fiumicino-Fiera di Roma, luogo dove si svolge il concorso, corrispondente a circa 10 minuti, sono decisamente troppi!).

È davvero impossibile pensare ad un modello differente, che possa cioè garantire a chiunque, senza grossi sacrifici, la partecipazione?

Ma veniamo alla questione logistica: bene la navetta gratuita per l’accompagnamento all’ingresso della Fiera, ma anche qui si potrebbe discutere a lungo sulle criticità. Quello della navetta è un servizio che avrebbe dovuto essere potenziato senza alcun indugio: il numero finale ridotto dei partecipanti e il bel tempo, al netto del freddo di questi giorni, hanno contribuito a “mascherare” queste criticità, che una semplice pioggia avrebbe potuto evidentemente accentuare. A ciò si aggiunga una segnaletica poco chiara o del tutto assente, incapace di orientare coloro che decidono di avventurarsi a piedi verso l’ingresso (o verso la stazione all’uscita dalla Fiera).

Giungiamo così all’organizzazione interna e alla gestione dei candidati durante tutta la procedura di accoglienza. Questa è probabilmente l’unica nota positiva (il tutto richiede circa 3-4 ore, dall’ingresso all’uscita); vi è tuttavia il sospetto che si tratti di una bolla pronta ad esplodere, capace di schivare il colpo grazie all’affluenza ridotta dei candidati.

Infine la chimera per eccellenza: la prova. C’è da chiedersi quale sia il senso di inserire, tra le 60 domande previste, 40 quesiti di ragionamento logico-matematico e capacità logico-deduttiva – il concorso è affidato al RIPAM e alla Formez PA –, a fronte delle 20 domande dedicate al patrimonio culturale, alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e al Codice dei beni culturali e del paesaggio. Trattandosi di una preselettiva, l’unica spiegazione possibile e comprensibile, è la necessità di far fronte all’alto numero di iscrizioni e giungere così a quota 5.260, vale a dire il numero degli idonei che saranno ammessi alla prova successiva.

Ma, in ogni caso, perché basare gran parte della prova su una tipologia di domande che neppure lontanamente si avvicina alle conoscenze che un’assistente vigilante dovrebbe possedere? Perché non concentrarsi esclusivamente su quelle conoscenze che caratterizzano il profilo ricercato?

Ci troviamo dinanzi a un modo di operare che va necessariamente ripensato, soprattutto in un settore, come quello dei beni culturali, che da anni attende l’inserimento di nuovo personale qualificato e preparato; un serio problema che viene affrontato a stento con misure poco efficaci e discutibili.

Fin qui le riflessioni di un comune candidato, giunto a Roma il 9 gennaio per svolgere la sua prova il giorno dopo, nel turno delle 8.30. Inutile sottolineare le speranze di chi, come me, dopo aver dedicato tutto il proprio tempo e le energie (per molti, anche grand parte della propria vita) alla storia dell’arte, punta a veder finalmente ricompensati i sacrifici profusi negli anni della formazione accademica.

Proprio per la situazione in cui versa oggi il lavoro in questo particolare ambito, è questa un’occasione da non lasciarsi scappare. L’impegno, mio e di tanti altri candidati, è sicuramente stato massimo. Quello del Ministero, forse, un po’ meno.

In copertina: Interno di uno dei padiglioni della Fiera dove si svolge il Concorso Mibact 2020. Fonte: fieradiroma.it (https://www.fieraroma.it/organizzatori/le-strutture-concorsi/)

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