CENT’ANNI DI EMILIO VEDOVA A PALAZZO REALE A MILANO

Di Paola Desiderato

Tempo di lettura: 3.40 minuti.

Per celebrare il centenario della nascita del grande artista italiano, Emilio Vedova, la mostra omonima “Emilio Vedova”, a cura di Germano Celant, presso Palazzo Reale a Milano, ripercorre la vita dell’artista, mettendo in dialogo/contrapposizione due periodi storici significativi per la sua carriera: gli anni Sessanta e gli anni Ottanta.

La solenne e maestosa Sala delle Cariatidi è stata scelta come spazio espositivo, per dare il giusto risalto alle possenti e penetranti opere di Vedova ma anche per arricchire di ricordi e significati la Sala, che ha una sua identità architettonica e storica. Grazie al progetto di allestimento minimale dello studio Alvisi Kirimoto, che prevede una spessa parete grigio antracite posta in obliquo nella Sala, le opere sembrano dialogare perfettamente con il loro “contenitore” storico e i visitatori ne sono completamente rapiti.

Questo artista vulcanico, come molti critici lo definiscono, rifletteva direttamente i suoi fervori nelle opere d’arte, con forme e colori che comunicavano un continuo mutamento, soprattutto negli anni presi in esame dalla mostra milanese.

Strutture dinamiche, molto grandi ma anche flessibili, che rompono la staticità del quadro, a favore, invece, di un’apertura – anche e prima di tutto mentale – ad un’arte “plurima”: i suoi Plurimi sono, infatti, corpi che rinunciano all’idea di essere appesi ad un muro, bensì aprono la strada ad un’autonomia delle opere d’arte.

I prodotti della mente geniale e creativa di Emilio Vedova, sono state le prime forme di distruzione dell’arte, come la si intendeva prima dei rivoluzionari Sixties italiani, per attuare un processo artistico particolarmente inquieto, così com’era lo stesso Vedova.

Come era successo per Jackson Pollock, Willem De Kooning, Alberto Burri e Lucio Fontana, anche Vedova sentiva la necessità di andare “oltre”, di spingersi oltre il conflitto sulla tela, sfondandola ma a suo modo: senza tagli, senza buchi, senza passeggiarci intorno, ma facendola lievitare nell’aria e dandole un movimento fisico reale, un proprio posto nello spazio e nella società.

Un’apparente distruzione artistica e sociale, a favore di una nuova costruzione dell’arte e della società.

Il rapporto tra arte e società, come si andava configurando tra gli anni Sessanta e Novanta, ha condizionato fortemente Vedova, il quale assisteva ad un rapido declino del “vecchio regime”, ignaro di cosa sarebbe venuto dopo – o se ci sarebbe stato un dopo.

Un ultimo dettaglio più concreto, ma decisamente gradito e non scontato: la mostra è gratuita ed è aperta fino al 9 Febbraio; perciò non perdetela!

EMILIO VEDOVA

Mostra di: Comune di Milano – Cultura; Palazzo Reale di Milano; Venezia – Fondazione Emilio e Annabianca Vedova.

A cura di: Germano Celant

Palazzo Reale, Piazza del Duomo, 12 – Milano

Fino al 9 Febbraio 2020.

Ingresso libero.

Credits: Palazzo Reale Milano.

Foto dell’autrice.

In copertina: E. Vedova, Chi brucia un libro brucia un uomo, 1993, idropittura, pittura alla nitro, combustione, carta su legno e ferro, struttura articolata in ferro e base di ferro. Dalla mostra “Emilio Vedova” a Palazzo Reale (Milano), Sala delle Cariatidi. Foto di Paola Desiderato.

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