IL GLAMOUR, L’ECLETTICO E IL CATTIVO: RAFFAELLO vs LEONARDO E MICHELANGELO

Di Chiara Sandonato

Tempo di lettura: 2 minuti

Nell’ufficio stampa dove lavoro, in cui vige la parola del Fintech e dell’innovazione, questa mattina ho rotto il silenzio con una domanda tanto inaspettata quanto inopportuna: “Se poteste visitare una mostra che raccoglie ed espone tutte le opere di uno tra questi tre artisti, quale scegliereste?”

I personaggi chiamati in causa erano: Raffaello, Michelangelo e Leonardo… e non mi stavo riferendo certo alle tartarughe Ninja!

Uno dei tre è stato il protagonista indiscusso del 2019, ma adesso è la volta di Raffaello, le cui opere sono state movimentate lungo le rotte d’Italia e d’Europa per animare le mostre e gli eventi organizzati in occasione dei 500 anni dalla sua morte.

Raffaello, La Fornarina, 1518-1520
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Dotato di grazia, gentile e affabile, benvoluto dai ricchi signori, dagli alti prelati e dalla semplice gente del popolo, Raffaello era l’artista più glamour del Rinascimento!

Il suo talento e la sua versatilità lo resero interprete sensibile degli ideali estetici del suo tempo e portavoce di un’intera generazione mossa dal sogno di recuperare l’età dell’oro. Anche dopo la sua morte, Raffaello ha continuato a parlare agli uomini di tutto il mondo e di tutte le epoche: i suoi successori lo considerarono un modello intramontabile.

Tuttavia oggi, seppure sensibili e consapevoli del suo talento, nel mio ufficio assolutamente estraneo al mondo dell’arte, nessuno ha risposto alla mia domanda citando il nome di Raffaello. Pare sia opinione condivisa che l’età moderna abbia iniziato a trascurare la figura del pittore urbinate cedendo al fascino irrefrenabile di altri due geni del Rinascimento: Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti.

Siamo portati a pensare che la ragione di ciò affondi le radici nel conflitto interiore che attraversò la vita di questi due artisti, un insieme di emozioni proiettato immancabilmente nelle loro opere, che oggi più che mai rispecchiano la complessa condizione dell’uomo moderno.

Mi vengono in mente le parole dello scrittore giapponese Murakami, quando afferma:

«In ogni storia a un certo punto arriva una grande svolta. Uno sviluppo imprevisto. La felicità è sempre uguale, ma l’infelicità può avere infinite variazioni, come ha detto anche Tolstoj. La felicità è una fiaba, l’infelicità un romanzo».

– Kafka sulla spiaggia

Studi anatomici, Leonardo da Vinci, Codice Atlantico
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Così, l’angoscia di Michelangelo, personaggio ruvido e scontroso in una lotta perenne tra il bene e il male espressa dai suoi corpi in tensione, contorti e nervosi, oppure, l’ansia conoscitiva, e talvolta inquietante, di una figura misteriosa e geniale come Leonardo, rappresentano gli sviluppi inattesi di questo racconto – la storia dell’arte – e portano alla luce un disagio umano declinabile in mille modi diversi. Al contrario, la serenità raffaellesca, nella sua compiuta perfezione, ha un sapore diverso, rassicurante sì, ma al contempo, meno avvincente.

Michelangelo, Battaglia dei Centauri, 1492
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Dovremmo forse inventare la scoperta di un segretissimo diario che custodisce le paure o i desideri nascosti dell’artista urbinate? Una fine tragica, un complotto, un amore impossibile, uno scheletro nell’armadio potrebbero, forse, riscattare il successo sociale e personale che rese Raffaello felice e invidiato?

In copertina: Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello Sanzio © Thijme

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