ULAY, PERCHÉ LA SUA MORTE CI HA COSI’ COLPITO?

Di Laura Marasà

Tempo di lettura: 4 minuti

È il 2 marzo 2020 e la giornata ha inizio con la triste notizia che è morto Ulay, compagno di vita (seppur per breve tempo) e di arte di Marina Abramović, in seguito a una lunga malattia contro cui combatteva da anni. Il web si riempie di immagini e articoli. Amici, colleghi, appassionati d’arte ricordano Ulay con messaggi di cordoglio, ripercorrendo le tappe di una vita all’insegna della sperimentazione, del continuo intrecciarsi di pratiche artistiche e vita quotidiana, e che vedono come protagonista assoluto il corpo e le sue estreme rappresentazioni.

Ulay, She, 1973, Amsterdam. Credit

Ulay, all’anagrafe Frank Uwe Laysiepen, è l’artista concettuale, figlio di un gerarca nazista, che scelse di rinunciare al suo nome e alla sua nazionalità tedesca allontanandosi dal proprio paese e trasferendosi ad Amsterdam. In questa città inizia a sperimentare l’arte, documentando la cultura di travestiti e transessuali attraverso fotografie e live performance. In “Fototot”  Ulay aveva appeso presso la Galleria de Appel di Amsterdam delle fotografie senza la soluzione di fissaggio, di modo che la luce mangiasse gradualmente e letteralmente le immagini, che raffiguravano l’artista stesso. 

I DIDN’T CARE ABOUT THE LIGHT CONDITIONS OR FORMAL ASPECTS. I WAS NEVER BUSY WITH THE TRUTH; I WAS ALWAYS BUSY WITH REALITY. IT IS A BIG DIFFERENCE.

ULAY

Nel 1976 incontra Marina Abramović e tra i due nasce una relazione sentimentale che segnerà per sempre la loro vita artistica e privata. Quella di Marina e Ulay da lì a poco diventerà non solo una storia d’amore ma un vero e proprio sodalizio creativo, in grado di regalare momenti di forte emozione con le loro opere.

Immagine che contiene esterni, erba, autobus, trasporto

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Marina e Ulay davanti al furgone dove vissero per diversi anni. Credit

I due vivranno per anni in un furgone girando l’Europa, realizzando insieme alcune delle più famose performance artistiche. Nelle loro opere il corpo è portato al limite per turbare e scioccare lo spettatore; è il caso di Rest Energy: mentre Marina impugnava l’arco, Ulay teneva tesa la freccia puntata sul suo petto, una sola esitazione avrebbe segnato la fine. Questa performance è l’espressione del continuo bilanciamento dei ruoli in ogni relazione di coppia.

Immagine che contiene parete, persona, interni, uomo

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Marina Abramović e Ulay, Rest Energy, 1980, Amsterdam. Credit

Nel 1977 scandalizzarono i visitatori della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, con la performance Imponderabilia, che vedeva il pubblico costretto ad entrare nel museo oltrepassando i corpi nudi dei due artisti e dal momento che lo spazio era strettissimo, i visitatori dovevano per forza scegliere se rivolgersi verso Marina o verso Ulay: in un vero e proprio “imbarazzo della scelta”.

Nel 1988, quando ormai il rapporto era entrato in crisi, decisero di lasciarsi nel modo più stravagante possibile, rendendo anche il momento della rottura del loro amore un’opera d’arte: percorsero ognuno dai due estremi opposti della Muraglia Cinese per poi incontrarsi a metà strada e lasciarsi (The Great Wall: Lovers at the Brink).

Immagine che contiene persona, soffitto, interni, pavimento

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Abramović e Ulay, The Artist is Present, 2010, New York. Credit

Nel 2010 i due si incontrano dopo 23 anni al MoMA di New York in occasione della performance della Abramović, The Artist is Present generando un momento molto emozionante.

Nel 2011 viene diagnosticato a Ulay un cancro e lui sceglie ancora l’arte come terapia per sopportare le forti sofferenze fisiche e psicologiche. Durante questo periodo decide di avviare un nuovo progetto insieme al regista Damjan Kozole: il documentario Project Cancer.

Il 2015 segna la fine definitiva di ogni rapporto con Marina e l’inizio di una battaglia legale: Ulay richiede i risarcimenti di danni all’immagine oltre che i diritti di alcune opere di cui la donna si sarebbe appropriata.

Nonostante tuttora ci sia ancora qualcuno che metta in discussione il loro modo di fare arte, che abbia difficoltà a capirne il senso e ad assorbire i concetti di un’arte che porta all’estreme conseguenze il corpo, il tempo, i limiti e le forze dell’essere umano, una cosa è sicura: il duo Abramović-Ulay rimarrà sempre nella storia dell’arte, perché hanno fatto della loro vita e della loro breve storia d’amore una immensa opera d’arte, le cui suggestioni difficilmente potranno esser dimenticate.

Seppur il nome di Ulay sia stato quasi sempre affiancato a quello di Marina Abramović, egli non è stato solo il suo compagno, ma uno degli artisti la cui vita ha interamente interessato il panorama artistico internazionale, confermandosi per quarant’anni come una delle figure più importanti della Performance art degli anni Settanta.

In copertina: ULAY LIFE-SIZED, Exhibition view © Schirn Kunsthalle Frankfurt, 2016. Credit.

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