Selezione di alcune delle foto inviate dai follower per partecipare al contest Close-up Art "L'arte non si ferma. #iorestoacasa ma #closeupartnonsiferma" 2020

PROVVISTA DI RICORDI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Di Silvia Diliberto

Tempo di lettura: 3 minuti.

– Gaetano: Chello che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre!

– Lello: Da zero!

– Gaetano: Eh?

– Lello: Da zero! Ricominci da zero!

– Gaetano: Nossignore, ricomincio da… cioè, tre cose me so’ riuscite dint’ ‘a vita, pecché aggia perdere pure chelle, che aggia ricomincia’ da zero?! Da tre!”

Due giorni fa, facendo zapping su Netflix (come spesso accade in queste sere), mi ha sorpresa trovarvici una pellicola di cui avevo solo un ricordo sbiadito, Ricomincio da tre, il film che ha consacrato il nostro poeta umile Massimo Troisi tra i più brillanti registi italiani.

Il protagonista Gaetano, un timido giovanotto della provincia di Napoli, si allontana dalla casa paterna per assecondare una smania di evasione. Un desiderio di rinnovamento e di ritrovamento lo pervade, conscio di dover abbandonare la sua comfort zone per poter attivare concretamente una profonda riflessione.

Uno stato d’incertezza sull’orizzonte temporale, simile a quello vissuto da Gaetano, ha travolto il nostro ecosistema, catapultandoci in una situazione surreale. L’emergenza, per venir meno alle barriere fisiche imposteci, diventa quella di rigenerare dei valori. Ritrovarsi, non ricostruirsi cancellando piccoli traguardi raggiunti, ma ricominciare proprio da quelli.

Ricominciamo insieme da tre! Questo il nuovo motto di Close-up Art. Noi del team abbiamo promosso un’iniziativa su Instagram, associandoci alla campagna di prevenzione #iorestoacasa del Ministero dei Beni culturali e del Turismo: utilizzare l’arte come terapia e le passioni come via di fuga dai confini domestici. Per chi non l’avesse ancora fatto, è semplicissimo e bisogna seguire delle veloci istruzioni per l’uso: 

Il risultato è la creazione di un universo visuale in cui convivono e dialogano tra loro l’arte e la volontà di scacciare la paura: così, i follower hanno iniziato a riempire le storie di Instagram con libri d’arte, disegni, dipinti, fotografie, macchine fotografiche e tanto altro.

Il titolo di questo articolo richiama alla mente la video-installazione “Provvista di ricordi per il tempo dell’Alzheimer” dell’artista Franco Vaccari, realizzata in occasione del Festival della Filosofia di Modena nel 2003. L’artista, attento indagatore del tempo, ha assemblato materiale tratto da fotografie, cortometraggi e video riguardanti la sua vita per “far fronte” alla condizione mentale logorata.

“Come uno scoiattolo che durante l’estate, in vista del letargo invernale, fa provvista di cibo”.

Franco Vaccari

Per certi versi anche la nostra è una provvista contro l’amnesia e/o la noncuranza della storia. Noi diventiamo lo scoiattolo che raccoglie in vista dell’inverno, con la differenza che la nostra quotidianità è già stata scompaginata e l’inverno è già arrivato. Ma allora perché fare adesso una provvista? 

La memoria non è un archivio ordinato, bensì pieno di lacune ed è bene tenersi stretti i ricordi e non fargli perdere consistenza, affinché essi restino vividi, capaci di emozionare, o meglio ancora, di correggere il nostro comportamento futuro.

Questa modalità di archiviazione dei ricordi, promossa dal team di Close Up Art, diventa un’estensione della memoria biologica, una sua protesi. Quello che siamo chiamati a compiere quando consultiamo questo materiale d’archivio è una presa di coscienza davanti alla possibilità di perdere tutto quello che ci appartiene.

Noi speriamo di poter sfogliare queste foto, quando il tempo del Coronavirus sarà un ricordo lontano, e dimostrare che qualcosa resta – qualcosa che non è il virus – come un lembo delle sue conseguenze.

Le direttive governative ci stanno mettendo di fronte ad una terribile verità: l’essere umano non sempre è in grado di commisurare il proprio agire in relazione alla salvaguardia di una popolazione. L’uomo, per quanto responsabile e autosufficiente, non può mai dirsi veramente completo, è solo un frammento, parte di un tutto.

La sfida della nostra impresa collettiva consiste nel saggiare i nostri limiti, nel sopportare e supportare queste prove di resistenza. L’arte, in questo percorso individuale ci darà una mano per spostare quei limiti, un po’ più in là.

Questo rallentamento ci fa sentire per la prima volta al passo col mondo. Ci sentiamo come Gaetano che, dopo essersi allontanato dal quotidiano, scopre la bellezza dell’incertoNon siamo mai stati così uniti, nell’isolamento e nello sconforto.

Sta nascendo qualcosa, stiamo lottando per qualcosa. Lasciamo, dunque, la parola all’immagine, come recita il celebre motto di Aby Warburg, iniziamo a pensare per immagini.

Il nostro principale obiettivo è creare uno spazio di riflessione, mediazione e partecipazione attiva, in cui il focus è l’arte, che mai come adesso è soprattutto “immagine” in virtù del dispositivo di trasmissione virtuale.

Desideriamo incentivarvi a intraprendere questo viaggio artistico per ricordarvi che l’immagine redime, salva un sapere, sollecita nuovi processi di attivazione e recita la memoria dei tempi.

Scriveva John Berger“Un film privo di valore non è tale per via della banalità della trama, ma perché si riduce ad essa”.

Indubbiamente in questo caso, le barriere fisiche non sono il frutto della mente di un regista creativo, ma che male ci sarebbe se agissimo come gli interpreti di una bella trama? Non lasciamo che il virus ci riduca alla disperazione, piuttosto costruiamo, creiamo, intrecciamo le fila di un discorso artistico e diamo valore alle nostre giornate.

In copertina: Alcune delle foto raccolte per l’iniziativa “L’Arte non si ferma”, sulla pagina Instagram di Close-up Art.

 

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