I MUSEI AMERICANI A SOSTEGNO DI BLACK LIVES MATTER

Di Laura Carioni 

Tempo di lettura: 3 minuti

Banner del MoMa, credit.

Mentre le proteste scatenate dall’uccisione di George Floyd da parte di poliziotti a Minneapolis (Minnesota) continuano a scuotere gli Stati Uniti, gli artisti e i musei americani hanno iniziato a supportare pubblicamente il movimento “Black Lives Matter” prendendo parte al “Black out Tuesday” e diffondendo messaggi e opere d’arte a sostegno dei manifestanti. L’assassinio di George Floyd ha mobilitato poi a macchia d’olio le istituzioni culturali e i musei di tutto il mondo, ricordando nuovamente che la strada per l’uguaglianza razziale è ancora lunga.

I musei non sono neutrali e non devono esserlo, come afferma ICOM – International Council of Museum:

I musei […] non sono separati dal loro contesto sociale, dalle strutture di potere e dalle lotte delle loro comunità. E quando sembra che siano separati, questa è una scelta – la scelta sbagliata. Come istituzioni di grande fiducia nelle nostre società, i musei hanno la responsabilità e il dovere di combattere l’ingiustizia razziale e L’anti-black racism a tutti i livelli, dalle storie che raccontano alla diversità del loro personale.

Museums for Equality: The Time is Now | Musei per l’uguaglianza: il momento è ora. Credit. 

Il Whitney Museum ha aperto le fila il 1° giugno, postando l’opera dell’artista Dread Scott, una bandiera nera recante la scritta “A Man Was Lynched by Police Yesterday” (2015), che è anche il titolo dell’opera.

Dread Scott, “A Man Was Lynched by Police Yesterday” (2015), Credit.

Il MoMA ha aderito al movimento pubblicando sulla pagina Instagram le opere di Jacob Lawrence, in particolare la “Migration Series”, che rappresenta scene di violenza razziale durante e dopo la Prima Guerra Mondiale; ha poi dato ampio spazio al lavoro di Arthur Jafa, con i suoi video e dedica una sezione del sito ufficiale, dal titolo “A place to start” descritto come “un elenco incompleto di organizzazioni che combattono il razzismo e sostengono la giustizia e l’uguaglianza” per raccogliere piattaforme, contributi di pensiero, pagine in cui sono avviate forti campagne di crowdfunding e sensibilizzazione al tema, una sezione “open” in continuo aggiornamento.

Jacob Lawrence. The migrants arrived in great numbers (40/60) 1940–41. MoMa, Credit.

L’appoggio è arrivato anche dal Metropolitan Museum che con un intenso comunicato si espone con forza, affermando la solidarietà del Met alla comunità nera, ribadito i continui sforzi per diversificare l’istituzione e chiarire che il movimento Black Lives Matter ha un impatto diretto sul lavoro dei dipendenti museali.

Nel comunicato il Met sostiene che l’arte possa essere un potente strumento per commentare avvenimenti contemporanei e che i musei possano (e debbano) svolgere un ruolo importante nel facilitare discussioni importanti, seppur scomode. Mentre la conversazione nazionale sull’ingiustizia razziale si è intensificata negli ultimi giorni, il Met ha utilizzato i propri canali social per evidenziare le opere della collezione che invitano a riflettere sul complicato passato e presente degli USA: quattro incisioni di Glenn Ligon che mettono in luce gli scritti di Zora Neale Hurston e Ralph Ellison, insieme a “Freedom of Speech” dell’artista Faith Ringgold, un’opera che contrappone i nobili ideali della “Carta Dei Diritti” ai nomi degli americani a cui sono stati negati.

We must create a workplace that is free from racism and bias, so that all staff feel welcomed, valued, and safe. – Dobbiamo creare un luogo di lavoro libero da razzismo e pregiudizi, in modo che tutto il personale si senta accolto, apprezzato e sicuro.

Daniel H. Weiss, President and CEO; and Max Hollein, Director – Standing in Solidarity, Committing to the Work Ahead, 1 giugno 2020

In copertina: National Museum of African American History and Culture Credit.

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