COVERART #4: WOLFMOTHER E LA POTENZA EVOCATIVA DI FRANK FRAZETTA

Di Luca Panelli

Tempo di lettura: 4 minuti

Nell’immaginario comune, il personaggio di Conan il Barbaro è facilmente associabile al fisico scolpito e al volto di un giovane Arnold Schwarzenegger, protagonista nel film Conan il distruttore, che nel 1984, ancor prima di Terminator, gli garantì una certa fama mondiale.

A nerd fumettari come il sottoscritto, invece, il personaggio di Robert Ervin Howard fa venire in mente la serie a fumetti degli anni Settanta con le chine di Neil Adams o John Buscema, ma soprattutto i quadri ad olio di Frank Frazetta.

Frank Frazetta negli anni Novanta con una sua opera. Credit.

Frazetta è stato uno dei principali definitori dell’immaginario fantasy del secolo scorso, in particolare del genere “Sword and Sorcery”, a cui si associano, per l’appunto, Conan il barbaro e John Carter di Marte. Il fascino inconfondibile della sua arte ha esercitato una amplissima influenza nel mondo dei comics e del role-playing, senza tuttavia dimenticare il mondo della musica.

Frank Frazetta, The Destroyer, 1971, collezione privata. Credit.

I dipinti dell’artista americano, infatti, sono stati usati svariate volte come copertine per album di genere rock, e l’immaginario fantasy che ha contribuito al alimentare rappresenta indubbiamente il punto di riferimento, ideologico e visivo, per il sottogenere del power metal (ne sono un esempio le copertine dei Manowar di Ken Kelly, nipote e allievo di Frazetta).

Dal mio punto di vista però, ciò che mi appassiona dell’arte di questo artista – come credo valga anche per tantissime altre persone – non è il “machismo” che trasuda da ogni composizione anatomica di Frazetta, quanto la sensazione di mistero e magia che suscitano le ambientazioni, la paletta di colori terrosi usati e i suoi chiaroscuri. Proprio per questo, la mia copertina preferita – tra le opere di Frazetta usate per questi specifici scopi – è quella dell’album di esordio omonimo dei Wolfmother.

Frank Frazetta, copertina per Wolfmother dei Wolfmother (2006). Credit.

I Wolfmother sono una band hard e stoner rock australiana capitanata da Andrew Stockdale, unico membro stabile della formazione. Inizialmente furono paragonati a band come i Blue Cheer e i Led Zeppelin, subendo così diverse accuse di plagio, al pari di quanto successo recentemente alla band Greta Van Fleet. Il sound della band, però, ha saputo superare il test del tempo, tanto da garantirle una certa rilevanza per più di quindici anni e consacrandola come uno dei gruppi principali di hard rock “vecchio stampo” nel nuovo millennio.

I Wolfmother in live. Credit.

L’album riesce a incarnare lo spirito del rock anni Settanta, specialmente attraverso i singoli Woman e Joker and the Thief, rendendolo appetibile al nuovo pubblico contemporaneo, senza per questo tradirne i dogmi e le atmosfere che i fan di vecchia data del genere si aspetterebbero di trovare.

Dopo l’uscita dell’album, avvenuta nel 2006, e il suo conseguente successo, alcune canzoni del disco verranno selezionate e utilizzate in vari film e serie tv: Vagabond, ad esempio, è stata utilizzata nel film (500) giorni insieme, Apple Tree è stata invece impiegata nel trailer di Una notte da leoni Parte III, mentre Dimension è stata proposta nell’episodio 16 della terza stagione di Dr. House – Medical Division.

Frank Frazetta, John Carter di Marte. Credit.

Così, allo stesso modo delle onde e dei mostri marini che la strega dei mari comanda ai suoi piedi nella copertina di Wolfmother, il sound dell’album si rivela essere epico e travolgente. L’accostamento è perfetto e rimane indelebile nella memoria grazie al talento di Stockdale e soci nonché all’estro di un grande maestro come Frank Frazetta, abile nel far immergere l’osservatore dentro un mondo fantastico e suggestivo, come del resto ha sempre fatto sin dagli anni Sessanta con copertine per libri e locandine per film.

In copertina: Frank Frazetta, The Sea Withc, copertina per Wolfmother dei Wolfmother (2006). Credit.

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