TALES FROM THE LOOP. QUANDO L’ARTE SI FA SERIE TV

Di Serena Sorce

Tempo di lettura: 3 minuti

Di recente è uscita su Amazon Prime una serie intitolata Tales from the Loop. Si tratta di otto episodi ambientati in un paese dell’Ohio il cui fulcro è il Loop, nome con cui la gente del posto chiama il Centro di Fisica sperimentale.

A questo punto forse vi starete chiedendo cosa c’entra un articolo su una serie in un blog d’arte. È presto detto: Tales from the Loop è il titolo di un artbook di Simon Stålenhag da cui è tratta la serie.

Simon Stålenhag, Tales from the Loop. Credit.

Artista e designer svedese, Stålenhag realizza delle immagini digitali che alcuni hanno definito retro-futuristiche per la capacità di coniugare un certo fascino per i costumi e le ambientazioni americane anni Ottanta e l’ingerenza di una tecnologia più avanzata rispetto a quella a cui siamo tutt’ora abituati. La caratteristica più originale nella serie non sta solo nell’essersi ispirata all’artbook per ricostruire paesaggi o ambientazioni, ma nell’aver reso gli elementi delle illustrazioni agenti della costruzione narrativa.

Simon Stålenhag, Tales from the Loop. Credit.

Le storie raccontate nella serie sono strettamente legate ai luoghi e, soprattutto, agli oggetti delle illustrazioni che innescano il meccanismo della narrazione costruendo un mondo verosimile. Strane sfere dalle capacità inesplorate, lampade in grado di fermare il tempo, robot, e molto altro sono elementi che ci rendono in qualche modo estranea la realtà che osserviamo sullo schermo e agiscono come una sorta di filtro.

Creando una realtà altra dalla nostra, possibile e al tempo stesso improbabile, gli oggetti sono il mezzo per una riflessione sui perenni interrogativi umani: il tempo, l’amicizia, i rapporti familiari, l’amore in ogni sua sfumatura.

L’atmosfera delle illustrazioni di Stålenhag impregna tutta la serie di quel senso di malinconia latente che si riflette in paesaggi di ascendenza surrealista con una forte influenza hopperiana. I numerosi campi lunghi dell’artista sono riprodotti in maniera quasi speculare con toni tenui e spesso immersi nella foschia.

Simon Stålenhag, Tales from the Loop. Credit.

Altro punto forte della serie è la fotografia che risente delle atmosfere nordiche e assume un tocco delicato e fiabesco sia nel rendere le forme geometriche che costruiscono lo spazio, che in elementi meno ‘costruttivisti’, come una mano di bambina sul ghiaccio o i capelli di una ragazza immersi nel vento e nel sole. I movimenti della macchina da presa sono spesso lenti per evidenziare momenti di rara poesia accompagnati da una musica lieve.

Scena dalla serie tv. Credit.

La serie cosi come l’artbook, non è solo un esercizio creativo formale, ma sviluppa anche delle riflessioni che per certi versi possono ricordare i temi di altri prodotti seriali come Black Mirror, ad esempio la manipolazione dell’identità socio-personale o del tempo. Tuttavia la modalità è del tutto nuova e conserva un senso di amara tristezza dovuta all’introspezione psicologica che i personaggi conducono su loro stessi e su chi gli sta affianco.

Scena dalla serie tv. Credit.

Tales from the Loop è una serie da guardare prima di andare a dormire, possibilmente con la luce soffusa di un piccolo lume. Il suo scopo non è divertire, quanto mettere alla prova le nostre (mezze) certezze. Una prova che tutti dovremmo affrontare almeno una volta nella vita.

In copertina: Scena dalla serie tv “Tales from the Loop”. Credit.

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