Alighiero e Boetti, Strumento musicale (Musical instrument), 1970, black and white photograph, 50x60 cm

ALIGHIERO E BOETTI: L’ARTISTA E IL SUO DOPPIO ALLA VIDEOTECA GAM

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La Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino presenta la mostra dedicata ad Alighiero Boetti (1940 – 1994), il terzo appuntamento del ciclo espositivo nato dalla collaborazione tra l’Archivio Storico della Biennale di Venezia e la VideotecaGAM

Alighiero Boetti nel suo studio, 1974 – foto Antonia Mulas credit

ALIGHIERO BOETTI: UN ARTISTA, PIÙ MANI

Boetti nasce a Torino il 16 dicembre 1940. Sin da adolescente è incuriosito dall’esotismo e si interessa alle gesta dell’avo Giovan Battista Boetti (1743-94), missionario domenicano di Mossul, convertitosi all’esoterismo persiano e al sufismo. Alighiero si avvicina all’arte da autodidatta.

Il suo linguaggio artistico ha trovato un primo approdo nell’Arte Povera per poi staccarsene e proiettarsi verso i concetti di sdoppiamento e serialità superando, quasi abbracciando, la distinzione tra avanguardia e tradizione. Boetti pose le basi della propria ricerca artistica su una produzione che mirava all’esaltazione di tutte le possibili sfumature emotive e psicologiche che la realtà poteva offrire.

Alighiero Boetti
Alighiero Boetti 1976 – foto Gianfranco Gorgoni credit

Il tema centrale che emerge e che attraversa le sue opere fu quello del doppio: ogni oggetto del mondo ha almeno due vite. Questa ricerca dell’identità e della scissione di sé viene appresa da Boetti dalle filosofie orientali, ma è anche il clone e il doppio delle tecnologie contemporanee.

Tutto ciò fino allo sdoppiamento del proprio nome nel 1972: una “e” congiunzione, separa Alighiero la parte razionale, da Boetti l’artista che crea.

IL DOPPIO

Alighiero Boetti
Alighiero Boetti, 1978 – foto Paolo Mussat Sartor credit

“In questa fotografia le braccia sono tese a visualizzare una ipsilon senza corpo. La testa è la noce di questo compasso capovolto.
La mano destra ha le dita aperte come i raggi del sole.
La sinistra è chiusa in un pugno, ha il buio dentro,
è la mano che contiene e che trattiene.
La testa è il passaggio necessario tra questo dare e avere, non rifiuta ciò che riceve e non lo conserva.”

Alighiero Boetti

Nelle opere su carta degli anni Ottanta e Novanta  Boetti aggiunge la scrittura a mano sinistra, in genere brevi racconti personali. Affermava chiaramente che “scrivere con la sinistra è disegnare”

LA MOSTRA ALLA GAM

Quando Gerry Schum alla fine degli anni Sessanta invitò Boetti a produrre un video, l’artista aveva già realizzato il lavoro fotografico Gemelli, 1968, e il tema del doppio era già centrale nella sua produzione.

Nel primo video in mostra, Senza titolo del 1970, parte della raccolta Identifications di Gerry Schum, Boetti decide di volgere le spalle all’occhio della telecamera. Egli trasforma il proprio corpo in un segno nero verticale contro un muro bianco, posto perfettamente al centro dell’inquadratura. Le sue mani iniziano a scrivere contemporaneamente, verso destra e verso sinistra, la sequenza dei giorni della settimana, a partire dal giovedì fin dove la lunghezza delle braccia aperte gli consente di arrivare. In un’unica azione Boetti intreccia il tempo e il doppio, i due aspetti fondamentali del linguaggio video e al contempo del suo lavoro.

A chiudere l’esposizione si presenta il video Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo, realizzato da Boetti nel 1974, parte delle raccolte dall’Archivio Storico della Biennale di Venezia.

Alighiero Boetti
Alighiero Boetti scrittura a due mani 1970, Foto Paolo Mussat Sartor credit

Alighiero Boetti in videoteca GAM dal 22 ottobre, a cura di Elena Volpato

VideotecaGAM Via Magenta, 31 Torino
Ingresso libero

In copertina: Alighiero e Boetti, Strumento musicale (Musical instrument), 1970, black and white photograph, 50×60 cm – credit.

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