ART SHARER: ALISIA VIOLA AKA ALISPURPLE

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ALISPURPLE

Alisia Viola (su Instagram alispurple, con più di seimila follower), nasce a Milano nel 1995. E’ una giovane curatrice d’arte e project manager. Studia Scienze dei beni culturali presso l’Università degli Studi di Milano e prosegue la sua formazione con un master in Ideazione e progettazione di Eventi culturali all’Università Cattolica di Milano.
Da sempre nutre un forte amore verso l’arte, che con il passare del tempo è diventata la sua più grande passione e, oggi, il suo lavoro. Ha curato svariati progetti editoriali e numerose mostre d’arte lungo tutto lo stivale, spaziando tra linguaggi contemporanei più disparati. La sua mission è quella di rendere l’arte accessibile a tutti.

Alisia Viola
Alisia Viola, aka alispurple. Su gentile concessione di Alisia Viola.

Ciao Alisia, benvenuta su Close-up Art!

Grazie a voi di avermi invitata!

Raccontaci un po’ questa tua vocazione: come nasce la passione per l’arte?

L’arte è sempre stata dentro di me e probabilmente un mio interesse anche quando non lo sapevo ancora. Un approccio più consapevole arriva a partire dal quarto anno di Liceo, durante un’esperienza di studio e ricerca. Ricordo che insieme ad alcuni miei compagni avevamo realizzato un progetto sulla “Milano romana” che mirava a valorizzare quei luoghi del capoluogo lombardo legati alla storia della Roma antica e che sono ancora oggi ben poco conosciuti.

In quell’occasione ho compreso quanto l’arte fosse parte integrante della mia persona, non poteva più essere esclusivamente una mera passione, desideravo fortemente che diventasse la mia strada. Ho deciso che avrei lavorato in quell’ambito, anche se inizialmente mi ero immaginata come futura guida turistica o mediatrice culturale, col tempo mi sono specializzata nella curatela di mostre d’arte e project management di eventi culturali.

E la tua attività di curatrice d’arte? Cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso?

È nato tutto molto spontaneamente, dopo aver curato una mostra di fotografia in occasione del Fuorisalone del 2017. Mi piace definirmi medico dell’arte, poiché alla fine, la mia professione consiste proprio nella cura delle scelte, degli artisti, delle opere d’arte, di domande e risposte. Prendersi cura dall’inizio alla fine di un progetto culturale, implica un contatto contiguo con tutto ciò che lo circoscrive, e soprattutto una grande responsabilità verso il mondo.

Forse è proprio quest’ultimo aspetto che mi ha spinta a fare questa scelta. Empatia, creatività, pathos e ordine, sono alcuni degli ingredienti che a mio avviso un curatore dovrebbe avere. Consiste in una professione interdisciplinare; necessita dicreatività ed empatia nell’aspetto prettamente curatoriale, tuttavia deve essere una figura organizzata e precisa, poiché si occupa anche di relazioni pubbliche, budget e molto altro.

Molt* influencer utilizzano diverse piattaforme per condividere i loro progetti. Tu lavori molto con Instagram. Qual è il tuo rapporto con questo social e quali credi siano le sue potenzialità in relazione alla tua attività?

A mio avviso instagram potrebbe essere considerato il miglior social per quanto concerne il mondo dell’arte, a partire dagli artisti che divulgano le loro opere, divenendo a volte un diretto portfolio per questi ultimi, agli addetti al settore che condividono esperienze professionali e creano nuovi rapporti e collaborazioni. È diventato quasi un grande incubatore di conoscenze che si intersecano e si cercano. Certo, come ogni legame nato sul web, è necessario che il rapporto venga coltivato al di fuori. Attraverso il mio profilo cerco di raccontare l’arte nelle sue più ampie sfaccettature e allo stesso tempo racconto me stessa e la mia professione.

Hai curato Venere, un progetto incentrato sul concetto di bellezza e della body positivity. Ci racconti di cosa si tratta?

VENERE è un progetto espositivo e un libro d’arte nato nel corso della pandemia insieme all’artista Giulia Lazzaron. L’idea nasce a causa dei numerosi episodi di “body shaming” rivolti a tutti coloro che non rientrano nei canoni estetici prestabiliti dalla società in cui viviamo. La Venere bionda dagli occhi azzurri poteva essere il canone del Rinascimento e rimandare a quell’idea di donna angelicata che già con Dante si era manifestata, ma è più un concetto filosofico che reale. Attraverso questo progetto si vuole abbattere totalmente qualsiasi tipologia di pregiudizio nei confronti del corpo femminile. Ogni donna ha il diritto di sentirsi una venere. Siamo tutte delle bellissime veneri contemporanee.

Legato al tema della body positivity è anche un altro progetto: Afrodite Soggettiva. Colpisce l’approccio interdisciplinare di questo lavoro editoriale. Credi che l’interdisciplinarità possa offrire un contributo importante, oltre che decisivo, nel trattare tematiche particolarmente delicate come questa?

“Afrodite Soggettiva” è un libro di saggistica illustrato in cui la tematica body positivity viene trattata attraverso differenti discipline socio-culturali: dall’arte contemporanea alla storia dell’arte, dalla filosofia all’attivismo, dalla psicologia alla danza movimento terapia. Credo fortemente che la contaminazione e la collaborazione di più menti, come in questo caso, possa raggiungere un risultato decisivo. “Sharing is caring” e così è stato.

Abbiamo chiesto a persone appartenenti a svariati mondi di riflettere sul significato di bellezza e ognuno è riuscito a raccontarlo e a condividerlo attraverso il proprio linguaggio, mediante la personale visione di questa tematica. Infine, è emerso che la bellezza è il frutto di un costante equilibro tra le imperfezioni. È fondamentale che una tematica venga trattata da diversi punti di vista e da settori diversi, il messaggio arriva ad un pubblico più ampio e apre maggiori possibilità di confronto.

A proposito di interdisciplinarità. Ci parli di Hubbinar?

Mi piace definire Hubbinar un incubatore di menti pensanti. Quest’anno ho co-fondato Hubbinar con l’obiettivo di valorizzare persone e cultura attraverso iniziative ed eventi orientati a risvegliare curiosità e passione verso ogni forma d’arte. Si occupa di scenari variegati ma affini: divulga visioni sul contesto culturale esistente, propone formazione professionale, concretizza l’arte in eventi, incoraggia la sostenibilità ambientale e favorisce la valorizzazione del territorio.

Profondamente immersa nel significato della parola “sinergia”, crea interazioni inattese fra circuiti apparentemente lontani con progetti e contributi multidisciplinari. Le attività nascono proprio dalla trasversalità e dall’interdisciplinarità di collaborazioni complementari con il proposito di istituire un dialogo proficuo fra soggetti ed enti appartenenti a settori diversi e con specifiche competenze.

Il mondo dell’arte e della cultura ha bisogno della figura dell’art sharer? Il suo ruolo può davvero spingere verso una nuova e prolifica forma di valorizzazione del patrimonio culturale italiano?

Assolutamente sì. La figura dell’art sharer è un grande valore aggiunto nel mondo dell’arte, poiché attraverso la condivisione di contenuti artisticamente rilevanti riesce a parlare e arrivare a tutti, rendendo questo settore sicuramente più comprensibile e appassionando sempre più persone ad un mondo che, come sappiamo, è sempre stato per “pochi”.

Il modo di raccontare l’arte sta davvero cambiando? Potrà evolversi in qualcosa di diverso, o resterà legata agli stilemi che la incardinano all’immagine stereotipata del salotto elitario?

Come la storia e le persone, l’arte resta sempre contemporanea al suo tempo. Tutto evolve e si trasforma costantemente, anche il modo di operare nei vari settori. Tra la pandemia, che ha visto sempre più musei fruitori di strumenti tecnologici, e l’arrivo degli NFT nella crypto arte, stiamo sicuramente assistendo a un netto cambiamento all’interno del sistema artistico-culturale. Mediante la fruizione del digitale tutto è alla portata di tutti e tutti possono diventare fruitori di contenuti e informazioni.

Progetti per il futuro?

Attualmente sono impegnata su molteplici fronti che mi vedono coinvolta come curatrice, project manager e art business manager. Ora non posso svelare la natura dei progetti futuri, ma pubblicherò tutto attraverso i miei canali social.

Un ringraziamento speciale al team di Close-up Art!

In copertina: Alisia Viola, aka alispurple. Su gentile concessione di Alisia Viola.

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