Evelina Silvestroni

ART SHARER: GLI INFLUENCER DELL’ARTE. Evelina Silvestroni AKA a_r_t_i_t_u_d_e

Tempo di lettura: 4 minuti.

Kenneth Clark, Lord Clark di Saltwood è noto per essere stato il più giovane direttore della National Gallery di Londra dal 1934 fino alla fine del 1945; all’epoca aveva trent’anni. Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i cieli londinesi erano minacciati dai velivoli della Luftwaffe, non chiuse mai (del tutto) il palazzo di Trafalgar Square: incitò e sostenne lo studio per la pittura, organizzò eventi culturali e lanciò l’iniziativa Picture of the Month che va avanti ancora oggi. Bisognava stare calmi e andare avanti, e Sir Kenneth Clark diede agli inglesi gli strumenti per farlo: alleggerire il cuore dalle preoccupazioni attraverso l’arte senza mai smettere di tenere duro.

Sarebbe stato confortante condividere un moderno Lord Clark di Saltwood che riconoscesse il potere benefico dell’arte e della cultura in questa emergenza sanitaria. Certo, se i luoghi della cultura fossero rimasti sempre aperti senza riserve, i rischi di contagio sarebbero stati alti come in qualunque altro posto; ma percorrere i corridoi di un qualunque museo civico ci sembra meno pericoloso di una passeggiata in Corso Vittorio Emanuele II o in un centro commerciale il sabato pomeriggio o la domenica mattina.

Parlando di auspicabili e contemporanei Kenneth Clark, l’intero consiglio di amministrazione della fondazione MUVE è lontano anni luce dall’essere candidato a tale posizione (non diversamente da molti altri, MiBACT compreso).

Non disperate. Si, i pericolosissimi musei di Venezia resteranno chiusi fino ad aprile; ma il Carnevale non verrà rinviato.

a_r_t_i_t_u_d_e

Evelina Silvestroni, la cioccolatomane meglio conosciuta come a_r_t_i_t_u_d_e (4.762 follower), è una storica dell’arte che organizza visite guidate e laboratori artistici a Roma e Castelli Romani. Su Instagram dal 2014, ha iniziato a sviluppare il suo progetto da circa un anno ottenendo risultati sorprendenti; l’obiettivo principale è quello di far conoscere allə suə follower artisti, città, borghi e mostre, riconsegnando l’arte a tuttə. Ma non vogliamo fare altri spoiler.

Ciao Evelina, benvenuta!
Esattamente, come nasce il progetto a_r_t_i_t_u_d_e?

Ho creato la mia pagina Instagram nel 2014 e l’ho chiamata semplicemente con il mio nome e il mio cognome; ero Evelina Silvestroni e postavo continuamente foto dei miei viaggi e dei luoghi in cui vivevo. Consideravo Instagram una sorta di diario di immagini da portare sempre con me: ogni volta che qualcosa di artistico mi piaceva particolarmente gli scattavo una foto e la postavo. Una bifora, un dettaglio di un quadro, un’architettura. Sono nata con un senso estetico molto forte e Instagram era il mio pezzetto di mondo bello, ideale. La caption è stata fin da subito importante, perché amo scrivere: scrivevo sia l’emozione che mi aveva provocato il soggetto della foto, sia cosa fosse. In realtà, mi rendo conto che fin da quei tempi cercavo di raccontare l’Arte e di dare consigli su cosa visitare.

Anni dopo, ho cambiato nome in A_r_t_i_t_u_d_e. È stato molto veloce e istintivo trovare il nome che potesse comunicare al meglio chi fossi e cosa facessi. Ho riflettuto sulla mia naturale attitudine all’arte, sul mio costante vivere alla ricerca di bellezza. Questo cambiamento è stato anche legato al mio aver intrapreso – dopo vari percorsi – Storia dell’Arte all’università e visite guidate in alcuni luoghi dei Castelli Romani. Era la mia strada; lo era sempre stata, ma solo ad un certo punto ho messo ogni segnale insieme.

Dal 2020 ho iniziato a dedicarmi totalmente al progetto. Ci ho messo la faccia – mostrandomi per la prima volta nelle stories – e ho iniziato a raccontare chi fossi e quale fosse l’obiettivo della pagina, ovvero portare l’arte nel mondo di più persone possibili. Io dico «L’Arte per tutt*»: l’arte non è qualcosa di lontano da chi non la studia o da chi non lavora con essa; l’arte non è qualcosa per i salotti dell’alta società, ma è amore, odio, felicità, allegria, rabbia e ogni emozione umana. Può essere terapeutica, far riflettere. È vita, dunque. È tutt* noi. Dunque, per farlo comprendere, con tutta la mia passione e la mia determinazione, ho iniziato a parlare alla mia community del mondo dell’arte, mostre da non perdere, cosa visitare assolutamente, curiosità su artisti contemporanei.

Molt* collegh* hanno esportato il loro progetto su TikTok, Pinterest, Facebook, YouTube ecc. Invece tu sei rimasta fedele a Instagram. Perché?

Instagram è da sempre il social che preferisco. Mi piace il fatto  che in esso riesca a coniugare il mio lato estetico, dunque modificare le foto in ogni minimo dettaglio e avere un feed che mi appaghi; la scrittura: do una grande importanza a ciò che scrivo sotto ogni mio post, calibrando al meglio emozioni e descrizioni delle opere; la divulgazione, attraverso stories o igtv o reel o dirette; il contatto con le persone, il potersi scrivere in direct quasi come si fosse su WhatsApp e poter costruire un legame.

A proposito di questo ultimo aspetto, ho creato molti legami meravigliosi nel tempo e soprattutto durante lo scorso anno. In un periodo così difficile avere vicine persone che vivevano in tutta Italia e condividere con loro una risata, un luogo che avrebbero dovuto visitare una volta che sarà tutto finito, un tour digitale in un museo o uno sfogo disperato, è stato tanto prezioso per me.

Da pochi giorni ho aperto un canale YouTube con l’obiettivo di ampliare la mia divulgazione. Anche lì posso incanalare la maggior parte di ciò che ho elencato sopra, magari facendo delle spiegazioni più ampie e mostrando per più tempo luoghi e opere.

Da novembre Instagram ha messo a disposizione per tutti gli utenti la funzione Guide. Tu ne hai creata una, CHIESA_R_T, strettamente collegata con la serie omonima di storie in evidenza.

CHIES_A_R_T è nata intorno a Novembre, subito dopo la chiusura dei musei in tutta Italia. Improvvisamente, siamo stat* privat* dei luoghi d’arte, ma io volevo dimostrare che c’erano dei luoghi d’arte poco considerati, ma preziosissimi e ricchissimi di opere. Volevo dire a tutt* di visitare le chiese, perché non sono soltanto luoghi di culto. Sono molto di più, sono dei musei. Sculture barocche, pavimenti di mille colori, mosaici dorati, quadri di grandi pittori. Non viene mai data abbastanza importanza alle chiese e, dato che nei miei Castelli Romani e nella mia Roma ce ne sono di splendide, ho voluto portare la mia community a visitarle con me ogni lunedì, attraverso dei post e delle stories interattive. Quando verranno qui, mi auguro che daranno una chance a questi luoghi incantevoli.

In occasione dei tre anni di Mikipedia_Arte è stato lanciato il progetto MECENATISMO 2.0 al quale hai lavorato personalmente. Di cosa si tratta?

Lo scorso anno è stato molto difficile per molte realtà, soprattutto per i musei italiani, chiusi continuamente e senza trovare un’alternativa; una realtà, a mio parere, fin troppo sacrificata. Così, volendoli sostenere in attesa della riapertura, io e Mikipedia abbiamo deciso di creare qualcosa che si legasse strettamente al nostro voler divulgare un’arte per tutt*. Abbiamo pensato che non ci fosse nulla di meglio nel far diffondere ai nostri follower disegni che rappresentassero le opere iconiche di tre musei italiani, gli Uffizi, la pinacoteca di Brera e Capodimonte. Abbiamo regalato questi disegni – originali e in pdf – a chi ci aveva inviato la propria mail in direct; il loro compito è stato regalarli a più persone possibili in modo da supportare i musei italiani facendone conoscere l’esistenza. Ci sembra un modo carino e alla portata di tutt* per diffondere l’arte e l’importanza di tornare a visitare i musei.

Veniamo ora alle domande di rito.

Il mondo dell’arte e della cultura ha bisogno della figura dell’art sharer? Il suo ruolo può davvero spingere verso una nuova e prolifica forma di valorizzazione del patrimonio culturale italiano?

Assolutamente sì, ne sono convintissima. Innanzitutto, credo che nessuno in Italia parli di arte tanto quanto noi art sharer. C’è bisogno di parlare di arte di più e, fino a poco tempo fa, non si faceva quasi per nulla; dunque, è stata rimarcata la poca importanza che per ancora troppi essa ha.

C’è bisogno di persone giovani che, con un linguaggio fresco e con una bella apertura mentale, riescano a coinvolgere un vasto pubblico nel mondo dell’arte; e quale modo migliore per fare ciò se non i social? Sono il luogo in cui la maggior parte delle persone oggi trascorre più tempo non solo per l’intrattenimento, ma anche per attingere informazioni di vario tipo.

Il modo di raccontare l’arte sta davvero cambiando? Potrà evolversi in qualcosa di diverso, o resterà legata agli stilemi che la incardinano all’immagine stereotipata del salotto elitario?

Si sta facendo ogni giorno qualcosa in più per cambiarlo. Ci stiamo provando noi art sharer, ma anche qualche museo si sta muovendo in tal senso; la pandemia ha fatto riflettere molto.

Il pubblico come risponde alla figura e al lavoro dell’art sharer?

Credo che il pubblico pian piano stia capendo il suo ruolo e la sua importanza. C’è stima, anche se in molti non si rendono ancora ben conto di quanto lavoro ci sia dietro e che – ebbene sì – sia proprio un lavoro!

Il caso di Venezia ha lasciato tutti a bocca aperta – e a bocca asciutta, nel caso dei dipendenti della fondazione MUVE; la chiusura non è riservata solo al pubblico (come per tutte le aree di medio e alto rischio), ma anche all’intero settore scientifico. Questo significa che la stessa programmazione è sospesa.
Pensi sia stata la scelta giusta?

Sono molto indignata e non credo smetterò di esserlo. Ancora una volta si svaluta l’importanza dell’arte, non provando a trovare una soluzione. Sicuramente ce ne può essere una, ma chiudere sembra essere l’alternativa meno impegnativa.

Si toglie lavoro e si dà cattivo esempio ai fruitori. Passa il messaggio – ancora una volta – che la cultura sia di serie B. Anzi, C.

In copertina: Credit Evelina Silvestroni – a_r_t_i_t_u_d_e

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