LA FOTOGRAFIA D’AUTORE DI RAY MORRISON TRA DETTAGLI E PROFONDITÀ

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Perugia, Roma, Los Angeles: sono le città del cuore di Raimondo Rossi, in arte Ray Morrison, fotografo di moda (e non solo) di fama internazionale.

“Uno degli autori più originali di tutto il settore”, l’ha definito la rivista “Rolling Stone”. Un artista, non soltanto un fotografo. Un animo impegnato che, attraverso il suo obiettivo, riesce a catturare le gioie e i dolori di chiunque.

Cresciuto in Italia, con alle spalle una formazione scientifica, Raimondo è diventato Ray quando ha deciso di ascoltare sé stesso, di abbracciare le sue passioni e di aprirsi al mondo.

Oggi Ray Morrison ha scattato centinaia di campagne ed editoriali per i più influenti magazine di moda del mondo, tra cui “Vogue” e “GQ”. Le sue foto non sono mai patinate, non alludono mai al lusso e all’ostentazione tipiche di un certo mondo della moda.

Il compianto maestro Giovanni Gastel scrisse, di un suo ritratto, “Ci sei tu in questo ritratto”, esplicitando a parole ciò che Ray Morrison cattura con la sua macchina fotografica: dettagli, personalità, anime. Lo abbiamo intervistato in esclusiva per Close-up Art e ci siamo fatti raccontare la sua arte.

INTERVISTA A RAY MORRISON

Credits

Come è nata la tua passione per la fotografia?

Quando ero piccolo mia madre scattava spesso fotografie. Negli anni ho assorbito questa idea di dover catturare l’immagine. Poi, quasi per caso, sono stato invitato ad un corso di fotografia da una mia amica ed ho iniziato lì a realizzare i miei primi scatti.

L’amore per la fotografia è nato spontaneamente, non c’è stata una persona – o un maestro – che mi abbia indirizzato.

Chi è Raimondo Rossi e chi è invece Ray Morrison?

Ray è un diminutivo “internazionale” di Raimondo. Morrison è un idolo adolescenziale, il carismatico frontman dei “The Doors”, un’anima travagliata con un sacco di problemi. Ho adottato questo nome ascoltando me stesso e le mie passioni, l’ho fatto per darmi forza interiore. Raimondo era abbastanza obbediente alle leggi familiari, si è sempre impegnato e ha perseguito studi scientifici. Ray è invece dedito all’arte.  

Cosa vuoi trasmettere attraverso l’obiettivo? In un ritratto, per te cosa è importante?

I miei ritratti sono duri, forti. Contengono un po’ di me e un po’ della modella o del modello. Scattare un ritratto significa dare risalto ad una parte del soggetto che solo io vedo, che è la mia interpretazione. Ciò che ne risulta è una mia lettura del soggetto che ho davanti.

Attraverso l’obiettivo creo un’immagine che racconta qualcosa di una determinata situazione o di una determinata persona. Magari scelgo di scattare un mezzo busto, ma se questo smette di interessarmi posso passare ad un dettaglio del viso o del background. Magari inizio a raccontare qualcosa che non è quello che avevo prestabilito.

Durante un corso di scrittura creativa che ho frequentato a Los Angeles, un docente spiegava come la scrittura avesse bisogno di essere “scremata”. Per me vale lo stesso per la fotografia. Se un soggetto non mi trasmette nulla, cambio prospettiva. È tutto in evoluzione finché non trovo la combinazione giusta.

Credit, Ray Morrison

Spesso vesti i panni di fotografo ma anche di stylist. Quale ti si addice di più?

Se durante uno shooting posso occuparmi anche dello styling sono più soddisfatto. Mi piace curare tutti i dettagli per riuscire a costruire la fotografia come voglio.

Sono però abbastanza minimalista sia nello styling che nella fotografia. A livello personale, invece, il mio stile è abbastanza eccentrico. Mi è capitato spesso di essere fotografato durante eventi, tra Milano e Firenze. Con il mio stile personale, aldilà del mio lavoro, mi sono creato un po’ un personaggio che va fuori dagli schemi, anche se questo non era premeditato.

“Vogue”, “GQ” e in ultimo “Compulsive”: qual è il segreto del tuo successo e a chi o cosa lo devi?

Il segreto del successo è non ascoltare chi dice che non vali niente o che quello che stai facendo è stupido. Mi è spesso capitato che mi criticassero perché preferivo riprendere un dettaglio o fotografare i soggetti in modo spontaneo, rispetto alle fotografie patinate tipiche del mondo della moda. Io ho continuato a seguire la mia idea e a rispecchiare le mie emozioni. Un altro punto chiave è mantenere la propria immagine pulita, non voler assomigliare a nessun altro.

Quello della fotografia è un mondo abbastanza competitivo, soprattutto in Italia. Si tende a proteggere il proprio posto, a pensare che un collega talentuoso possa diventare una minaccia, invece che un collaboratore. All’estero c’è invece più interesse per le collaborazioni.

Insieme ad Alessio Musella, hai ideato una campagna fotografica chiamata “My Voice”. Come nasce e perché?

“My Voice” dà risalto alle discriminazioni. Spesso magazine importanti ne parlano in modo commerciale, invece il discorso va fatto partendo dalla radice. Ogni tanto realizzo scatti connessi a questo tema, perché per me è importante.

Con “My Voice” è successo che un editore di Milano si era interessato agli scatti e ne ha voluto trarre una collezione composta da delle t-shirt il cui ricavato andrà in beneficienza a delle charities. Stiamo pensando in questo periodo a come ampliare la collezione per parlare anche nella vita quotidiana della discriminazione.

Se dovessi definire il tuo stile in tre aggettivi, quali sarebbero?

Minimalista, fatto di poche linee, di composizioni semplici e mai farcite. Inclusivo, perché mi piace mischiare diversi stili ed includere designer emergenti. Elegante, perché il risultato finale deve essere armonico.

Come sarà, a tuo parere, il futuro della moda dopo la pandemia? Credi che qualcosa stia cambiando?

Sicuramente si amplificheranno i temi dell’e-commerce e delle sfilate virtuali. Non credo però che ci sarà un miglioramento etico; per ora il mondo della moda è ancora molto orientato all’incasso. Credo che ci sarà una maggiore attenzione al discorso virtuale, anche grazie allo sviluppo di nuove tecnologie.  

Cosa consiglieresti ad un giovane fotografo che si sta avvicinando al mestiere?

Cercare di ascoltare sé stesso, non emulare altri fotografi o maestri, perché non sarà mai come loro. Direi di ascoltarsi, pulire la mente, scattare tanto. Scattando capisci cosa non ti piace, vai a costruire, tagliare, cambiare i colori. Evolvi e trovi quello in cui ti riconosci.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Cercherò di curare più cose che mi interessano. Il blog che avevo fondato tempo fa diventerà una rivista cartacea. Sto selezionando fotografi da tutto il mondo da pubblicare, in modo da far apparire talenti che siano fuori dai canoni tradizionali, fotografie che secondo me valgono e portano a qualcosa di interessante.

In copertina: Credit

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