Gianfranco Ferré

GIANFRANCO FERRÉ: L’ARCHITETTO DELLA MODA

STORIA DI GIANFRANCO FERRÉ: TRA ISPIRAZIONI ORIENTALI E MADE IN ITALY

Tempo di lettura: 3 minuti.

L’architetto della moda, uomo colto e raffinato che ha esportato la sapiente arte del Made in Italy in tutto il mondo: lo stilista Gianfranco Ferré ha fatto la storia della moda italiana.

L’AFFERMAZIONE DI GIANFRANCO FERRÉ E LE PRIME COLLEZIONI

Nato a Legnano nel 1944, il suo talento emerge quando, appena sedicenne, vince un concorso di pittura indetto dall’associazione culturale “Famiglia Legnanese”. Durante gli anni dell’università Ferré, che studiava Architettura al Politecnico di Milano, si fa notare come creatore di bijoux e accessori, che realizzava nel garage del fratello e regalava alle compagne di corso.

Le sue creazioni raggiunsero occhi e orecchie di Rosy Biffi, titolare dell’omonima boutique milanese, che subito ne notò l’artigianalità e l’originalità. Da allora, la strada per Ferré fu tutta in discesa. Introdotto nell’ambiente grazie al passaparola di buyer e giornaliste, il giovane stilista ottenne il suo primo lavoro nell’atelier di Walter Albini come designer di gioielli, collaborando nel frattempo anche con Christiane Bailly.

Passano pochi anni e nel 1972 comincia a lavorare per la genovese “Impermeabili San Giorgio”. Da questa collaborazione nasce l’occasione che svolterà stile e vita di Ferré: il designer viene incaricato dall’azienda di fare la spola tra l’Italia e l’India per selezionare nuovi tessuti e controllare il ciclo di produzione.

La mia avventura creativa è iniziata proprio con la scoperta dell’Oriente. Le suggestioni e le abilità rubate a culture e tradizioni di altre parti del mondo hanno reso più ricca, versatile e sfaccettata la mia esperienza. Il mio stile senza l’Oriente sarebbe stato profondamente diverso.

gianfranco ferré

La permanenza in India confluisce nell’ideazione e produzione della collezione “Ketch”, dall’allure giovanile e fresco.

Nel 1978, grazie all’amicizia con Franco Mattioli, Ferré fonda la “Gianfranco Ferré Spa”. La prima collezione di prêt-à-porter femminile sarà intitolata “Baila”, prodotta da Mattioli e presentata durante una sfilata alla creperie “Elefante bianco” di Milano. Nell’autunno dello stesso anno, la prima collezione marcata “Gianfranco Ferré” sfila all’Hotel Principe di Savoia, a Milano: è un successo.

DAGLI ANNI OTTANTA ALLA CHIUSURA DELLA MAISON gianfranco ferré

Nel 1982 nasce la linea dedicata al menswear. Sette anni dopo, Ferré viene chiamato dalla maison Christian Dior per assumerne la direzione artistica. Lo stilista riscrive le regole del marchio e lo plasma secondo la sua personale visione di eleganza e femminilità.

Gianfranco Ferré
Gianfranco Ferrè e le sue modelle, Credits

Gli anni ’80 sono quelli della consacrazione internazionale: Gianfranco Ferré lancia le collezioni Jeans e Junior; la sua Haute Couture sfila a Roma per sei stagioni; realizza le prime fragranze per lei e per lui. Nel 1983, Ferré collabora alla fondazione della “Domus Academy”, che nel panorama universitario italiano è la prima scuola di master interamente dedicata alla moda.

Per tutti gli anni Novanta, fino al 1996, Ferré si dedica alla maison Dior. Nel 2000 la Gianfranco Ferré Spa viene acquisita da una holding, ma il designer ne resta direttore creativo.

Un’emorragia cerebrale porterà via il maestro alla sua professione nel giugno 2007, dopo che era stato appena nominato presidente dell’Accademia di Brera, a Milano. La casa di moda chiuderà i battenti nel 2014 e oggi la sua memoria viene tenuta viva dalla Fondazione Ferré.

LO STILE E LE INNOVAZIONI DI gianfranco ferré

L’idea di moda di Ferré era fatta di emozioni piuttosto che di ragionamenti; era una sintesi di suggestioni in un linguaggio di segni e forme, di colori e materiali. Tante culture si incontravano nei suoi abiti, che diventavano qualcosa di molto di più che un capo da indossare.

Nella collezione Haute Couture autunno-inverno 1988/1989 compare il paisley, importato dall’India e stampato con una tecnica che dona riflessi cangianti. Lo ritroviamo anche nella collezione prêt-à-porter primavera-estate 1991, dove si interseca all’applicazione di pietre preziose.

Di ispirazione orientale è anche il boteh, il cui primitivismo, per Ferré, esalta la materia. Dall’India viene traslato anche il mehndi, la tecnica di decorazione di mani e piedi della sposa con l’henné, su pantaloni e top.

L’India ha trasmesso a Ferré la passione per i colori che oscillano tra il giallo, il rosso e il fucsia, toni solari e luminosi amati dalle donne orientali.

Trasmettono una carica di vitalità, di passione, anche quando sono associati al più modesto dei tessuti. Anche il sari è stato per me una grande lezione di eleganza: osservando le donne indiane drappeggiate nei sari le ho viste svolgere i lavori più umili e faticosi conservano una regalità assoluta. La lezione dell’Oriente mi ha permesso di ricalibrare il principio del lusso e dell’opulenza, non negandoli ma puntando invece ad eliminare il superfluo, l’orpello, la ridondanza

GIANFRANCO FERRé

Pezzo essenziale delle collezioni Ferré e del guardaroba femminile era inoltre la camicia bianca, versatile, da rivisitare quante volte si voleva. Dai colli ‘scultura’ ai polsi teatrali, passando per taffetas, tulle, organza e crepe de chine, per Ferré questo capo era una tela su cui dipingere la moda.

Gianfranco Ferré
Bozzetti della Camicia, Credits

Al di là della sperimentazione, costante era la ricerca di un equilibrio che traesse dalla tradizione gli stimoli per inventare ed innovare. L’opulenza che circonda il mondo della moda non è mai stata tra gli aspetti più amati di un personaggio pubblico dedito alla beneficienza (raccoglieva fondi per l’AIDS) e che, fino all’ultimo, ha sempre mantenuto un allure di riservatezza ed eleganza.

In copertina: bozzetto di Gianfranco Ferré. Credit.

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