IO SONO VULNERABILE, DUNQUE VIVO

Ora d’aria all’Ex carcere Pontificio di Velletri

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Sabato scorso sono stata invitata dall’agenzia di comunicazione specializzata in arte e cultura, Culturalia, a visitare l’ex carcere Pontificio di Velletri dove si sta tenendo la mostra IO SONO VULNERABILE, dunque vivo.

Il progetto, a cura di Sergio Mario Illuminato, abbraccia diversi linguaggi artistici e coinvolge professionisti del mondo della danza, del cinema (Federico Marchi Roberto Biagiotti e Alessandro Pagoni), della fotografia (Rosa Maria Zito) e della musica (Andrea Moscianese e Davide Palmiotto).

La location scelta conferisce all’evento un clima intenso e non convenzionale.

Gli artisti coinvolti hanno avuto proprio necessità di portare l’arte fuori delle gallerie e dai musei ed essere liberi di dare vita alla propria emozionalità.

L’ex carcere è in totale stato di abbandono dal 1992, è stato utilizzato come sgabuzzino dalla questura per buttare migliaia di documenti matrimoniali, di certificati di morte, di nascita e tanti altri.

In questa cornice di caos calmo si integrano le opere dell’artista curatore Sergio Mario Illuminato, quasi nascoste nell’inevitabile degrado legato all’abbandono del carcere.

Credit: Rosa Maria Zito

La particolarità di queste opere è che, essendo composte di pigmenti organici, si modificano con il passare del tempo fino quasi a scomparire, destino condiviso dalle persone che hanno abitato quei luoghi; come i carcerati di cui rimangono solo cognome e qualche scritta sui muri (di una profondità disarmante e anche vagamente “instagrammabile”), oppure di tutti quei nomi sui vari documenti abbandonati nell’edificio e destinati a diventare cenere.

Credit: Rosa Maria Zito

Questi tipo di “non- allestimento” della mostra vuole evocare proprio il concetto di vulnerabilità dell’essere umano e della libertà anche che può dare il sentirsi libero di essere fragile, di provare dolore di soffrire.

Le opere sono prive di didascalie, non distraggono lo spettatore, non c’è un artista non c’è un’opera, ci sono solo persone che vivono l’arte a 360°.

La base concettuale del progetto la ritroviamo in “CORPUS ET VULNUS: omaggio ai maestri Tapiès, Kiefer, Parmiggiani” libro dell’artista in cui spiega approfonditamente la tematica.

Il progetto transdisciplinare ha permesso agli artisti di esprimere liberamente le emozioni provate all’interno del carcere.

Credit: Rosa Maria Zito

Gli artisti e coreografi Patrizia Cavola ed Ivan Truol insieme a Camilla Perugini e Nicholas Baffoni hanno espresso tramite l’utilizzo del corpo le sensazioni provate all’interno dell’edificio, in particolare si sono focalizzati nella sala che una volta era dedicata al culto religioso. Sullo sfondo di quel che resta di una croce vediamo esprimere, tramite la bellezza di due corpi che si muovono armoniosamente, un sovrastare di emozioni diverse, dall’inadeguatezza, al dolore alla nostalgia, vivendo quasi un senso di claustrofobia e infine raggiunge la libertà.

Ho trovato questo concetto portato all’estremo nell’ambiente dedicato all’ora d’aria, il cortile dove si trova sui muro la scritta manifesto della mostra “ sono vulnerabile dunque vivo” “ l’arte è amare la realtà”.

Credit: Rosa Maria Zito

Viviamo sempre di più in una società dove l’errore non è permesso, l’essere insicuri, tristi, deboli viene demonizzato a tal punto da dover nascondere le proprie fragilità.

Il cortile è stato per me il luogo in cui ho maggiormente avvertito questa vulnerabilità. Immaginare che quel quadrato potesse essere per molte persone l’unico posto dove poter guardare il cielo e prendere fiato mi ha fatto mancare l’aria, tanto da uscire subito dopo e finalmente sentirmi libera di respirare a pieni polmoni.

Un’altra sensazione che mi porto dietro è la nostalgia, essendo cittadina dei castelli romani ho ritrovato cognomi familiari nei vari documenti, di persone che conosco oppure che non ci sono più.

Ho pensato alla perdita di tradizioni dei piccoli comuni e l’importanza di queste manifestazioni e di dare vita tramite l’arte a luoghi abbandonati.

E dunque, è vero che arte è amare la realtà purtroppo però la realtà è spesso molto distante dal sistema del mondo dell’arte, l’arte è un privilegio per pochi e questo purtroppo è un dato di fatto sempre più tangibile.

Credit: Rosa Maria Zito

L’invito è di visitare la mostra il prima possibile, perchè proprio come le opere di Sergio Mario Illuminato il carcere è destinato a sparire per sempre e con lui tutte le storie che si porta dentro.

La mostra sarà fruibile al pubblico fino al 30 gennaio.

Per maggiori informazioni potete collegarvi al link

Immagine di copertina credit

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