KÄTHE KOLLWITZ E GLI ORRORI DELLA GUERRA

È circa il 1880 quando una piccola Käthe Kollwitz (1867) si aggira tra i vicoli dell’allora prussiana città di Königsberg con il suo taccuino per ritrarre contadini, operai e marinai al lavoro.

La stessa attrazione per la società operaia la porterà a diventare una donna semplice e pragmatica, dedita al lavoro, ben lontana dallo stereotipo femminile della Belle Époque, come si evince dalle parole che scrive sul suo diario:

Le donne operaie mostrano molto di più delle donne del tutto limitate dai comportamenti convenzionali. La donna lavoratrice mi permette di vedere le sue mani, i piedi e i capelli. Mi fa vedere la forma del suo corpo attraverso i vestiti. Si mostra per quella che è, senza aver paura di esprimere liberamente i propri sentimenti e senza nascondersi”.  

Käthe Kollwitz, Assalto al cancello, dal ciclo Rivolta dei tessitori, acquaforte, 1893-97, Colonia, Käthe Kollwitz Museum

Dopo aver frequentato la scuola d’arte a Berlino, la giovane Käthe si sposa con il medico Karl Kollwitz, con il quale ha due figli: Hans, nato nel 1892, e Peter, nato nel 1896.

Käthe lavora con dedizione e passione realizzando soprattutto opere e cicli di grafica. La sua anima politica socialista e l’attenzione per le classi operaie più disagiate la porta a comporre opere di grande forza e drammaticità, segnate dalla disperazione per la fame e per la perdita dei cari malati e consumati dal lavoro.

Käthe Kollwitz, Donna con figlio morto, acquaforte su chine collé, 1903, New York, MoMA

Uno dei cicli grafici più significativi della Kollwitz è La guerra di contadini, ispirato alle rivolte nel sud della Germania negli anni Venti del Cinquecento. L’artista, tuttavia, dà a questi eventi storici un’interpretazione personale: nel racconto per immagini è lo stupro di una contadina a far divampare la rivolta, condotta dalla vecchia madre della vittima che Käthe raffigura mentre affila con rabbia la falce e poi incita il popolo alla rivolta.

Käthe Kollwitz, Battere la falce, dal ciclo La guerra dei contadini, acquaforte, puntasecca e acquatinta, 1903-8, Colonia, Käthe Kollwitz Museum
Käthe Kollwitz, Lo scoppio, dal ciclo La guerra dei contadini, acquaforte, puntasecca e acquatinta, 1903-8, Colonia, Käthe Kollwitz Museum

Nei primi anni del Novecento, la Kollwitz impara a scolpire a Parigi, dove conosce Rodin, presso l’Académie Julian, scuola autonoma rispetto agli istituti ufficiali che, soprattutto, accettava anche le donne. L’artista passa poi una anno a Firenze in seguito alla vittoria del premio “Villa-Romana” nel 1907.

Negli anni Dieci, Käthe vive gli ultimi momenti di serenità prima della Grande Guerra quando il figlio minore Peter parte volontario. Ricorda l’artista stessa nel suo diario:

Poi ci disse che anche lui [Peter] doveva andare in guerra, come volontario. Aveva 18 anni e mezzo. Karl, che sulla guerra non aveva cambiato idea, disse no. Peter si rivolse a me. La mattina dopo ebbi con lui ancora un’altra conversazione e i miei tentativi di trattenerlo erano totalmente inutili […]Peter lasciò Wünsdorf il 13 ottobre 1914. Dieci giorni dopo era morto”.

Käthe Kollwitz
Käthe Kollwitz, I genitori, dal ciclo La guerra, xilografia, 1921-22, New York, MoMA

La perdita di Peter è devastante per Käthe: per alcuni anni non realizza alcuna opera. Nel 1917 però ottiene un grande riconoscimento: in occasione del suo cinquantesimo compleanno, ben 150 opere vengono esposte alla galleria di Paul Cassirer e, nello stesso anno, partecipa a numerose mostre in tutta la nazione che la consacra come grande artista. Anche il 1919 è un anno importante per la Kollwitz: fu la prima donna ad essere accettata come docente all’Akademie der Künste di Berlino dove, nel 1928, ottiene la cattedra di grafica. 
Tutta la sua disperazione per la morte del figlio e per la scomparsa delle giovani generazioni di tutta Europa si coglie delle intense e struggenti xilografie del ciclo La guerra (1921-22). Toccante e commovente è il foglio Le madri in cui delle donne fanno da scudo impenetrabile ai loro figli per proteggerli dagli orrori della guerra, come l’artista stessa non ha potuto fare con il figlio Peter.

Käthe Kollwitz
Käthe Kollwitz, Le madri, dal ciclo La guerra, xilografia, 1921-22, New York, MoMA

All’epoca della Repubblica di Weimar, l’impegno politico e da attivista di Käthe si fa sempre più forte come si può vedere nella xilografia dedicata alla morte di Karl Liebknecht in cui rende omaggio ai suoi ideali socialisti e pacifisti in una composizione intensa e drammatica. 

Käthe Kollwitz
Käthe Kollwitz, La vita per il defunto. Stampa commemorativa in occasione dell’omicidio di Karl Liebknecht, xilografia, 1919, Colonia, Käthe Kollwitz Museum

Arriviamo al 1933, anno drammatico per la Germania, segnato dall’ascesa di Hitler e del suo partito. Käthe è costretta dai nazisti a dimettersi dall’Accademia di Berlino. Non essendo ebrea e non facendo parte degli artisti cosiddetti “degenerati”, la Kollwitz può continuare a lavorare a patto che le sue opere non vengano esposte: vengono rimosse dai musei e dalle gallerie private in tutta la Germania e molte sue incisioni di taglio più politico vengono sequestrate. Käthe resta comunque un personaggio scomodo per le sue idee progressiste e pacifiste.

È stata la sua fama a livello nazionale e internazionale a salvarle la vita, scampando alla deportazione in un campo di concentramento.

Nel 1937, in occasione di una sua mostra a Los Angeles, Ernst Toller, drammaturgo tedesco, disse: “Noi tutti sappiamo che oggi Käthe Kollwitz vive a Berlino in miseria e nelle più grandi privazioni. Suo marito è deceduto. Gli artisti che si sono venduti a Hitler la evitano. Ma il popolo l’ama ancora come l’ha sempre amata. Lei sta in silenzio, ma il suo silenzio è eloquente. Esso accusa quegli uomini che fanno guerra al proprio popolo, quegli uomini che minacciano i popoli di altre nazioni, quegli uomini che spargono il seme dell’odio e dissacrano l’umanità”. 

Dopo i bombardamenti su Berlino, ormai sola, stanca e provata dalla guerra, lascia la capitale per la Turingia, per poi spostarsi nei pressi di Dresda dove muore il 22 aprile 1945 pochi giorni prima della resa della Germania nazista. 

Käthe è stata un’artista, una grande artista, ma più di tutto è stata una madre: nel 1932 conclude per il figlio e per i suoi compagni caduti per la Grande Guerra il memoriale Genitori addolorati, oggi a Vladslo, in Belgio, nel cimitero di guerra tedesco.

Käthe Kollwitz
Käthe Kollwitz, I genitori addolorati, granito, 1932, Vladslo, Cimitero di guerra tedesco
Käthe Kollwitz
Käthe Kollwitz, Pietà (Madre con figlio morto), bronzo, 1937-39, Berlino, Neue Wache

A riguardo sono significative le parole del compositore statunitense George Antheil che, in occasione della mostra dell’artista a San Francisco nel 1937, dice: “Che lei sia stata capace di raffigurare il volto di tale disperazione e lasciarci questa impronta merita tutto il mio rispetto. Solo una donna avrebbe potuto rappresentare l’agonia della razza umana – l’agonia di quest’epoca – così lunga e così dolorosa”.

In copertina: Käthe Kollwitz, Autoritratto frontale, xilografia, 1922-23, New York, MoMA.

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