MARGARET BOURKE-WHITE, SENZA CONFINI

Margaret Bourke-White, senza confini

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MARGARET BOURKE, LA MOSTRA A ROMA

Dal 21 settembre al 27 febbraio 2022, il Museo di Roma in Trastevere ospita la mostra Prima, donna. Margaret Bourke-White. Dedicata a una tra le figure più significative del fotogiornalismo. Una mostra che documenta, attraverso più di 100 scatti, la visione e la vita controcorrente della fotografa statunitense. 

Pioniera dell’immagine, ha esplorato diversi aspetti della fotografia: prima il mondo dell’industria e dopo i grandi reportage per la rivista Life. Ha documentato le cronache del secondo conflitto mondiale, ha messo in posa Stalin e Gandhi (quest’ultimo, ritratto poco prima della sua morte), ha mostrato al mondo il Sud Africa dell’Apartheid, l’America dei conflitti razziali fino al brivido di guardare il continente americano da viste aeree. La sua capacità visionaria dal forte occhio narrativo le ha permesso di comporre delle storie fotografiche abbacinanti, fulminanti, intense.

L’esposizione è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Contrasto e Zètema Progetto Cultura.

UN NUOVO SGUARDO SUL MONDO

Il suo sguardo tanto obiettivo quanto critico nei confronti della società contemporanea la rende celebre e la spinge a esplorare la fotografia in modo totale, da ogni punto di vista, anche da parecchi metri da terra. Pertanto, è doveroso omaggiare e poi soffermarsi sul titolo della mostra “Prima, donna” con la virgola.

Quella virgola è lì ad indicarci quanto Margaret avesse la prontezza, la genialità e la determinazione di arrivare prima degli altri – motivo per il quale poco sopportata e accettata – in un mestiere ritenuto rude e maschile. 

Margaret conosceva bene il concetto di “non essere in posa” in un mondo, peraltro, in continuo movimento. Lei, con le sue sole forze, donerà alla storia trent’anni di carriera folgorante. Apparentemente fredda, non fu mai l’ombra di nessun uomo, nessun compagno, nessuno che le abbia mai mostrato come doveva muoversi. Tremendamente splendida e solitaria, spesso maltrattata, la veneravano e la maledicevano, ma questo non l’ha mai scalfita perché la lente, la lente di vetro era sempre un passo avanti, dalla sua parte. 

Per chi vive la vita con così tanta sfrontatezza paga a caro prezzo tutto il gioco, ma la vita sa essere anche più generosa con chi la sfida e la prende di petto. Provocatrice, seduttrice, un vulcano in continua eruzione e quando non eruttava si preparava a farlo, spregiudicata, avventurosa, avventuriera, insopportabile, affascinante, così insolita.

Si chiedeva la ragione, il significato delle cose, delle parole, cercava l’innesco, non cosa facciamo ma chi siamo, perché siamo.

Questa giovane donna sapeva scovare la bellezza, il potenziale dinamico da ogni situazione, non le interessava la macchina bella, ma una macchina che le permettesse di fare. La prima cosa che cerco, diceva, è la verità.

LE FOTOGRAFIE DI MARGARET BOURKE

Quando incontrò Gandhi, sarcastica ma pratica, accettò e si sottopose con difficile pazienza alla pratica di filatura all’arcolaio di legno. Lo fece solo per poterlo successivamente ritrarre. Il controllo di sé, impressionante, insieme a una lucidità e freddezza disarmante le permise di guardare e fotografare le scene più indicibili della storia dell’uomo: cadaveri nei campi nazisti, roghi e ogni tipo di sofferenza.

Per tal motivo, venne criticata dalla massa. Margaret sapeva benissimo che, quando la critica è carente, viene in quello stesso momento sottolineata ancor più l’imbarazzante, agghiacciante cattiveria di chi vuole colpire chi fiorisce anche nel marcio. Del resto, aveva il volto come il sole e gli occhi come l’aquila.

IL PERCORSO DELLA MOSTRA

Il percorso al Museo di Roma in Trastevere termina con una sezione delicata chiamata La mia misteriosa malattia, una serie di immagini che documentano la sua ultima lotta, quello contro il morbo di Parkinson di cui manifesta i primi sintomi nel 1952 e contro cui combatterà con determinazione fino alla fine. In questo caso, è lei il soggetto del reportage, realizzato dal collega Alfred Eisenstaedt che ne testimonia la forza, la determinazione ma anche la fragilità. L’intero progetto è quindi un excursus in questa incredibile e forte personalità di Margaret Bourke-White, il cui sguardo travolge e ci lascia senza fiato. 

In copertina: foto dell’autrice

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