INTERVISTA A MARYNA RYBACKOVA: LA MENTE DIETRO REA!

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Maryna Rybackova è la mente dietro a ReA! Art Fair, una fiera anticonvenzionale – pensata per la categoria più fragile del mercato dell’arte: gli artisti emergenti.
ReA!, ideata insieme alle co-founders che hanno sposato la mission di Maryna, è un’occasione per ripensare al sistema fieristico in maniera lungimirante e innovativa.
Classe ’97, Rybackova non si ferma mai.

La sua passione per il mercato dell’arte e la sua perseveranza l’hanno portata a essere una delle poche – se non l’unica – giovane donna con all’attivo due grossi progetti imprenditoriali nel campo artistico.
Abbiamo fatto due chiacchiere con Maryna discutendo di ReA!, di come si è appassionata al mondo dell’arte e di cosa ha cambiato la pandemia per lei.
Il prossimo appuntamento con ReA! Art Fair sarà dal 3 al 6 settembre alla Fabbrica del Vapore di Milano e noi non vediamo l’ora di andarci.

ReA!
Il team di ReA! al completo. Photo courtesy Anna Ivanova.

Partiamo dalle basi. Come sei arrivata a concepire il progetto di ReA! Fair?

La risposta è semplice: avendo girato diverse fiere d’arte negli anni precedenti sia in Italia che all’estero, ero sempre affascinata dall’atmosfera ed intensità di questa esperienza rispetto ad una visita di una galleria o museo, gli incontri, le conoscenze, le centinaia di gallerie e migliaia di opere esposte da vedere nel giro di pochi giorni. La risposta meno semplice, forse (ride), parte dall’infanzia – nella cittadina di cui sono originaria si svolge ormai da diversi anni un festival estivo con mostre-mercato ed esposizioni all’aperto, e sin da piccola mi ritrovavo nella situazione di dover assistere alle iniziative culturali durante i giorni del festival, che poi – molto più in avanti – hanno influenzato sul mio interesse per il mondo dell’arte e di conseguenza, per il mercato artistico. 

È vero anche che, pur avendo avuto la prima idea di ReA! Art Fair, ed anche il coraggio e la persistenza per portarla avanti da zero, ho avuto la fortuna di incontrare delle persone che hanno voluto “buttarsi” in questa nuova avventura e ognuno ha contribuito allo sviluppo ulteriore e pratico, di quello che all’inizio era il semplice sogno di “una fiera senza le gallerie”. Quindi, mi ritengo fortunata di aver avuto delle co-fondatrici altrettanto coraggiose e competenti, che hanno dato la forma pratica alla nostra creatività congiunta. 

Il team di ReA! è quasi tutto al femminile e siete riuscite a mettere in piedi la prima edizione della fiera con un certo successo. Qual è la forza di ReA Fair nel panorama italiano? 

Il team di ReA! per ora è al 100% femminile, anche se non è un requisito obbligatorio per entrare nel gruppo di organizzazione. È vero che come collaboratori esterni e fornitori dei servizi specifici abbiamo persone di diversi generi. 

Tuttavia, il fatto che le co-fondatrici siano tutte giovani donne – una casualità – viene apprezzato proprio dal punto di vista dell’empowerment femminile e ci fa piacere se possiamo essere un punto di riferimento per l’imprenditoria femminile nel settore culturale italiano. 

Lo scorso anno ha portato tanti problemi quante occasioni di riflessione. Cosa è cambiato per te in questo anno e mezzo di pandemia? 

In questo periodo ho avuto il privilegio e la fortuna di lavorare ai miei progetti sviluppando molto alcune skills digitali pregresse. Da diversi anni, per via di altri progetti imprenditoriali come Artsted, mi ritrovavo a sperimentare le tecnologie e le loro possibili applicazioni nel mercato dell’arte, quindi la digitalizzazione che è stata portata dalla pandemia ha permesso di impiegare le mie conoscenze ed inserirle in un contesto operativo, sia con ReA! Art Fair, che con Artsted, che con altri progetti come la prima asta NFT in Italia organizzata da SuperRare e Cambi. Quindi, questi tempi sfidanti sono diventati un momento di crescita e di apprendimento. 

Viviamo in un periodo storico che farà da spartiacque fra due epoche. Quali prospettive ci sono per le modalità di svolgimento di eventi come ReA?

La forza predominante di ReA! Art Fair, in quanto progetto nuovo e in costante sviluppo, è la flessibilità, ed è quello che ci ha portato ad aprire le porte della fiera ad ottobre 2020 – quando le altre fiere principali e non, sia a Milano, Torino e Verona non hanno aperto. Il modello classico di fiera ha gallerie come espositori, quindi vere e proprie aziende che hanno delle aspettative sul fatturato, costi fissi e piani economici, mentre ReA! ha dei costi molto più modesti rispetto alle fiere classiche, in quanto collabora direttamente con gli artisti – il fattore che ci lascia tanta libertà e potere decisionale e ci consente di correre rischi.  

Poi, come prospettiva generale anche il settore fieristico è stato digitalizzato durante la pandemia, con le fiere internazionali che hanno presentato “viewing rooms” e la modalità “ibrida”, per quanto riguarda le esposizioni sia online che offline.  Quest’anno, infatti, stiamo sperimentando anche noi, fornendo la ripresa della fiera in 3D – in collaborazione con Artland – a quelli che non potranno essere presenti alla Fabbrica del Vapore. 

Milano è ormai la città italiana più vicina al mondo del mercato dell’arte. Immagini di portare ReA! anche da qualche altra parte in Italia o all’estero?

Certo, più cresce il progetto più stiamo facendo diverse considerazioni sul farlo diventare un evento itinerante sia in Italia che all’estero. Sicuramente questo potrebbe fornire ulteriore visibilità e opportunità agli artisti che esponiamo. L’obiettivo è espandere il nostro network e diventare un punto di riferimento importante nel panorama internazionale, come lo hanno fatto le altre grandi fiere e manifestazioni – promuovendo sempre la nostra missione di sostegno ai creativi emergenti. 

In copertina: Maryna Rybackova. Photo courtesy Anna Ivanova.

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