Open to cringe

Italia. Open to cringe

Tempo di lettura: 2 minuti

Open to cringe

“Imbarazzante, detto di scene e comportamenti altrui che suscitano imbarazzo e disagio in chi le osserva”. È la definizione che da l’Accademia della Crusca del termine inglese cringe.

Mi chiedo come mai, fra tutti gli esempi elencati dalla pagina web dell’istituzione fiorentina non ci sia un’immagine o un collegamento a Italia. Open to meraviglia, la nuova campagna promozionale del Ministero del Turismo ed Enit, Agenzia Nazionale del Turismo.

ma guarda che il mio falegname con 30mila lire la fa meglio

Il 20 aprile la ministra del Turismo Daniela Santanchè ha presentato in pompa magna quello che, secondo il governo, dovrebbe essere il nuovo biglietto da visita del nostro Paese. Un lavoro che, personalmente, avrei affidato al tipografo di Paul Allen di American Psycho: sulla spesa non posso garantire, ma sicuramente adesso non avremmo una Venere-Barbie-Ferragni come testimonial. Su questo, però, ci torniamo dopo.

Tre uomini e una gamba (1997)

Stando a quanto si legge nel comunicato stampa del ministero, il totale dell’investimento previsto da Enit per la campagna primavera-estate e autunno-inverno è di, udite udite, nove milioni di euro. Roba che il mio falegname con trentamila lire la fa meglio (cit.).

Vittime secondarie di questa tragedia della comunicazione saranno i turisti provenienti principalmente da Europa, Paesi del Golfo, Stati Uniti, Centro e Sud America, Cina, India, Sud Est Asiatico e Australia. Il video promozionale sarà trasmesso sui voli Ita Airways e nelle stazioni ferroviarie di Francia, Germania, Austria e Svizzera. Inoltre – visto che non c’è mai limite al peggio – circa quattro milioni di euro “saranno investiti sull’ecosistema digitale internazionale con campagne crossmediali internazionali”. Ci dispiace.

open to cringe

Secondo la ministra Santanchè “La campagna serve per vendere la nostra Nazione e le nostre eccellenze, in un modo inedito, mai fatto in Italia prima d’ora”. In effetti così tanta monnezza in un colpo solo non s’era mai vista nemmeno nei peggiori lavori di Renè Ferretti (dalla serie Boris); dunque, almeno su questo, possiamo concordare con la ministra. Ma tra le varie cose aberranti riguardanti Open to Meraviglia, la peggiore è sicuramente quel vendere.

Mordi e fuggi

Negli ultimi anni si è discusso molto di quanto stia diventando soffocante il turismo di massa in Italia. Dopo Venezia, è diventato emblematico il caso di Firenze, dove ci si scandalizza per la vernice idrosolubile e un po’ meno per i voli in elicottero. Forse non ci facciamo caso, ma quella turistica è diventata una vera e propria industria pesante: l’overtourism ha plasmato l’urbanistica di città e borghi, l’edilizia, il mercato del lavoro (ne sanno qualcosa, ad esempio, ə colleghə che lavorano in gallerie e musei) e la cultura stessa. Quantə di voi la scorsa estate hanno prenotato un giro in barca intorno ai faraglioni di Capri per fare il perfetto scatto instagrammabile?

Fonte: ISPRA

Secondo gli ultimi dati prodotti dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, solo nel 2019 le emissioni di CO2 stimate sono state 1.121.807 tonnellate di cui 122.444,4 nella sola regione Puglia. Un fenomeno che, come afferma lo stesso ente, è sottostimato, visto che il chilometraggio considerato dall’ultimo report è basato dal solo calcolo della distanza tra la città di partenza e quella di destinazione del viaggio, escludendo tutti gli altri spostamenti intermedi. Inoltre, le emissioni calcolate dall’ISPRA riguardano solo i mezzi di trasporto.

vendere venere

Quella presentata e voluta da Santanchè è una macchina neoliberista del mordi e fuggi patinato che poteva essere rappresentata al meglio solo da una figura: l’influencer.

La testimonial di Open to Meraviglia è infatti una Venere di Botticelli schiava dei filtri bellezza di Instagram o Tik Tok, con tanto di iPhone a tripla camera in mano:

“Far conoscere le nostre bellezze, dalle grandi città ai piccoli borghi. Raccontare il nostro patrimonio sconfinato di arte, natura, gastronomia. Spalancare al mondo intero le porte alla meraviglia. Questo per noi Italiani significa accoglienza. E chi meglio di me potrebbe portarvi alla scoperta del Belpaese in ogni momento dell’anno? Io, Venere. Immagine dell’Italia nel mondo oggi nei panni di una virtual influencer”.

Santanchè ha specificato che con questa campagna il ministero vuole puntare al turismo giovane (possibilmente amante delle vongole, aggiungo io). Giovani come Montgomery Burns vestiti da Secco Jones. Il dicastero degli stabilimenti balneari e del Twiga crede davvero che basti usare la parola influencer e inventarsene una per ingolosire giovani turistə?

Non molto tempo fa Close-up Art si è occupato proprio di quanto i luoghi della cultura abbiano bisogno anche di una spinta social per uscire dal settore stagnante in cui sono intrappolati. Paradossalmente, nonostante l’Italia stia soffrendo gli effetti devastanti dell’overtourism, sono ancora moltissimi i musei, le gallerie, i parchi archeologici, le biblioteche e gli archivi nei cui corridoi circolano solo batuffoli di polvere.

Il lavoro di art sharer e creators è stato spesso fondamentale per attirare l’attenzione di chi in un museo non ci aveva messo mai piede o, al massimo, aveva visitato i più blasonati del Paese durante qualche gita scolastica; ma sappiamo benissimo che non è e non deve essere l’unica strada perché, in questo modo, la cultura non diventa altro che merce tanto quanto un levapelucchi in offerta su Amazon.

pasta, pizza e mandolino

Come ha detto la zia Gina Francon: “mancava solo che suonasse il mandolino e avesse scritto sotto ‘conosco Messina Denaro’, e poi avevamo fatto tutti gli stereotipi.

Personalmente, una delle cose che proprio non riesco a tollerare sono i contenuti social che romanticizzano l’Italia come se vivessimo in un film di Guadagnino. Il “dolce far niente”, la “vita lenta”, le ragazze vestite come se fossimo sul set di Malena o di Vacanze Romane sono un disturbante feticismo più di chi vive oltreconfine. Open to meraviglia non fa altro che assecondare questi stereotipi (nonostante la Slovenia). Non proprio un “modo inedito”, come ha detto Santanchè.

open to cringe

Come ha ben detto Selvaggia Lucarelli, Open to meraviglia non è poi così sbagliato come claim, visto che questa campagna “non smette mai di meravigliarci”. Tra l’uso incontrollato di filmati d’archivio e stock photography, domini non acquistati e nomi di città tradotti in tedesco (e pure male, visto che Camerino è diventato letteralmente lo spogliatoio di Zara), l’unica cosa davvero buona di questo prodotto sono i meme. Forse, commissionare la campagna a Sapore di Male sarebbe stata una scelta più lungimirante. Voi che ne dite?

Rispondi