SETTE SITI UNESCO IN SICILIA ATTRAVERSO L’OBIETTIVO DI MARIA ALOISI

Di Chiara Sandonato

Tempo di lettura: 3 minuti

Ho conosciuto Maria Aloisi a Siracusa, in occasione di un meraviglioso progetto che ci ha visto collaborare insieme per una buona causa: raccontare i sette siti Unesco siciliani per il progetto #SmartEducationUnescoSicilia, curato da Giada Cantamessa e Guido Meli.

Maria ha raccontato questi luoghi meravigliosi attraverso lo strumento a lei più caro, un mezzo d’espressione infallibile: la sua macchina fotografica. “Le” sue macchine fotografiche, per l’esattezza.

Con addosso custodie, obiettivi, treppiedi e diverse fotocamere al collo, l’ho osservata immortalare la storia della Sicilia dalle prospettive più improbabili: in piedi sopra i tavolini dei bar in piazza Duomo a Siracusa, nascosta tra rami e rovi nella natura selvaggia della Riserva di Pantalica, accovacciata per terra per catturare l’alluce di un telamone all’ingresso di un antico altare greco o sull’orlo di un precipizio di fronte a una necropoli preistorica. L’arte non conosce confini né barriere, esattamente come la Storia.

Maria Aloisi, Tempio della Concordia, Agrigento

Ciao Maria, ti va di raccontarci come nasce la tua passione per la fotografia? Qual è stato il tuo percorso in questo settore artistico? 

Si certo, molto volentieri. Sin da quando ero bambina sono stata affascinata da questa scatola magica – dice maneggiando la sua Reflex – al punto da supplicare spesso mia madre di darmi il permesso per utilizzare la sua macchina fotografica, una Kodak degli anni ’70. Avrò avuto 12 anni e mi divertivo a scattare fotografie e immortalare soggetti particolari e stravaganti; adoravo i palazzoni delle grandi città e andavo sempre alla ricerca della prospettiva.

Tra gli anni ’80 e ’90 ho frequentato l’Istituto d’Arte di Catania nelle sezioni grafica e fotografia e qui ho avuto l’opportunità di essere seguita da ottimi insegnanti, tra questi il mio professore di fotografia Giuseppe Casaburi, fotografo eccezionale che mi ha formata professionalmente e umanamente,

Maria Aloisi, Villa Romana del Casale, Piazza Armerina

Alla fine degli anni ’90 infatti, dopo aver concluso gli studi all‘Accademia di Belle Arti di Catania, ho iniziato a lavorare come assistente fotografa nel suo studio fotografico. Da quel momento non mi sono più fermata. 

Da siciliana a siciliana, questa terra dove sei nata e cresciuta, con la sua luce e i suoi colori, ha influenzato la tua visione del mondo e la tua ricerca del bello? 

Sicuramente e, forse, fino a un certo momento inconsapevolmente!

Una volta un mio amico olandese mi disse: “Voi siciliani siete fortunati perché la vostra terra è illuminata da una luce speciale”. Inizialmente non badai a questa frase, ma con il tempo ho riflettuto e ho cominciato a guardare il luogo in cui vivevo con occhi diversi. Ho provato a immedesimarmi in lui, abituato alle giornate grigie e nebbiose dei Paesi Bassi, per la prima volta faccia a faccia con lo splendore della mia terra. Mi sono sforzata di vedere con i suoi occhi e ho realizzato che la Sicilia doveva sembrargli un vero paradiso.

Non mi stanco mai di immortalare i colori di questa terra. Da tempo ho creato un profilo instagram @mariaaloisi che curo personalmente, un foto-diario che racconta alcuni dei luoghi che ho visitato per lavoro o per altro, più belli e suggestivi della Sicilia. 

Maria Aloisi, Cattedrale di Palermo

Che rapporto hai con la tua terra? Hai mai pensato di vivere altrove? 

Il rapporto che ho con la Sicilia è fatto di amore e odio. La amo per le sue bellezze naturali, artistiche e per la sua storia ricca e variegata. La odio perché non è valorizzata ne dai chi la amministra, ne da chi la abita, cittadini molto spesso irrispettosi delle regole e del buon vivere civile. Nonostante tutto però non ho mai pensato di lasciarla: per me sarebbe come un tradimento. Rispetto la scelta di chi ha avuto il coraggio di andare via. Io, invece, ho avuto il coraggio di restare per combattere, anche nel mio piccolo, per un futuro migliore. Alla fine, sono fiduciosa e credo nella forza del cambiamento delle nuove generazioni. 

Qual è il genere fotografico in cui più ti rispecchi? 

Amo molto lo still life e cioè la fotografia delle nature morte, una tecnica fotografica che consistente nel disporre oggetti inanimati su sfondi artificiali o superfici naturali in modo da creare giochi di forme e luci.

Ultimamente però mi sto cimentando con la fotografia paesaggistica, forse perché il mio ultimo impegno lavorativo mi ha portato a sperimentarla e apprezzarla. In generale, mi occupo anche di reportage, ritrattistica e foto d’interni, generi fotografici che amo e che mi danno tante soddisfazioni. 

Maria Aloisi, Copertina della rivista “Country Life”

Negli ultimi mesi hai curato un progetto fotografico in collaborazione con l’UNESCO. Di cosa si tratta? Cosa ha significato per te creare un racconto visivo dei siti UNESCO siciliani tessendo i fili di una storia ricchissima di dominazioni e tradizioni che hanno generato il volto multiforme di questa regione italiana? Raccontaci questa esperienza tra la natura e la storia sicule. 

Come ti accennavo prima, mi sono avvicinata alla fotografia paesaggistica grazie a questo nuovo e interessantissimo lavoro in collaborazione con l’UNESCO, che coinvolge diversi enti tra cui la Regione Siciliana con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, il Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, il MiBac e naturalmente l’UNESCO, con la World Heritage Convetion.

Si tratta di un progetto ambizioso che si prefigge di creare 14 percorsi culturali universalmente accessibili, due per ogni sito unesco Siciliano. Tra i vari servizi inclusi nel progetto, a me è stata affidata la realizzazione di sette reportage fotografici e video a corredo dei percorsi didattici.

Maria Aloisi, Duomo di Siracusa, 2019

Ho trovato molto stimolante la realizzazione dei filmati: durante le riprese ho passato ore e ore letteralmente immersa nella natura e nel patrimonio storico-artistico siciliano. Ho ripercorso la storia dei siculi, dei sicani, degli elimi, dei greci, dei romani – fino ad arrivare ai giorni nostri – attraverso le tracce fisiche che questi popoli hanno lasciato, che mi hanno trasmesso sensazioni indescrivibili. Ho avuto anche la fortuna di osservare tanta bellezza da posizioni privilegiate, ottenendo l’accesso in via del tutto eccezionale presso siti che non sono generalmente aperti al pubblico, come il Tempio della Concordia ad Agrigento. Sono felice di aver partecipato a questo progetto perché mi ha permesso di dare il mio piccolo contribuito alla divulgazione della storia di questa meravigliosa terra e questo per me significa molto. 

C’è una città che rientra nel progetto di questi percorsi didattici che ti è particolarmente cara per tue vicende personali? 

Si, certo: Modica, una delle cittadine ragusane inserite nel percorso del Val di Noto, ha un posto speciale nel mio cuore, non solo perché mio marito ha origini modicane e lì ho passato dei momenti speciali con la mia famiglia, ma anche perché la trovo semplicemente splendida. Ricchissimo il suo barocco, i paesaggi, le spiagge, le architetture, la storia e… dulcis in fundo, la sua strepitosa cioccolata!

Maria Aloisi, Modica, Chiesa di S. Pietro

Quali sono i tuoi progetti futuri e i tuoi sogni nel cassetto? 

Attualmente sto collaborando con il comune di Noto e l’Accademia di Belle Arti di Siracusa per un progetto che coinvolge ancora i siti UNESCO siciliani. Non nego che mi piacerebbe molto continuare a muovermi in questo contesto, grazie al quale ho imparato che la Sicilia è un esempio di integrazione culturale unico al mondo. Magari un sogno nel cassetto potrebbe essere proprio quello di realizzare una storia da raccontare alle nuove generazioni, soprattutto in questo momento storico. Un racconto fatto di immagini che parli di integrazione, di solidarietà, di diversità culturale, partendo proprio dalla Sicilia e dalla sua antica storia fatta di scambi e convivenza pacifica con altri popoli e culture.

Maria Aloisi, Sunset, Madrid

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