STREET ART: OPPORTUNITÀ E CONTRADDIZIONI DI UN MOVIMENTO TUTTO DA (RI)DEFINIRE

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È notizia di questi giorni che la regione Puglia ha approvato un importante piano di risorse finanziarie per avviare un progetto di riqualificazione e valorizzazione delle periferie delle proprie città. L’iniziativa, che prevede lo stanziamento di 3 milioni e 640 mila euro, fa seguito ad una prima campagna di finanziamenti, approvata nel 2019, con lo stanziamento di 450 mila euro in tre anni da destinare a tutti quegli interventi territoriali volti a promuovere la Street Art.

Furono invitate tutte le amministrazioni pubbliche del territorio, affinché presentassero uno o più progetti e degli spazi idonei per ospitare l’attività degli street artist. Alla chiamata risposero ben 91 amministrazioni pubbliche, tra comuni, scuole e università, a cui fece seguito l’individuazione di 11 progetti immediatamente cantierabili e successivamente realizzati, attingendo alle risorse del bilancio autonomo regionale.

Chekos’Art, Giuditta, Cassano delle Murge (Bari), 2019. Iniziativa Arte Urbana Mutamenti promossa dall’amministrazione comunale. (foto dell’autore).

L’obiettivo, ha dichiarato l’Assessore all’Industria Turistica e Culturale, Loredana Capone, è quello di

«coinvolgere artisti e cittadini, insieme ai comuni, per rendere più belle e attraenti le nostre città, soprattutto nelle loro periferie che proprio attraverso l’arte possono diventare più inclusive e vivibili. La dimensione artistica infatti può dare cuore e anima a un quartiere, suscitare emozioni e coinvolgere in esperienze; insomma riteniamo che al fianco dei comuni con il nostro aiuto, la misura potrà generare un grande impatto culturale, artistico, urbano, sociale e anche turistico nei territori pugliesi».

Si tratta, a conti fatti, di una misura che non conosce precedenti, soprattutto sul territorio nazionale, e che colloca, di diritto, la Regione Puglia in una posizione d’avanguardia per quanto riguarda la Street Art.

È indubbio che negli ultimi anni la Street Art abbia assunto in tutta Italia, e in misura ancora più evidente al Sud, una dimensione particolarmente estesa e partecipata, con le amministrazioni spesso in prima linea nel finanziare progetti di riqualificazione urbana.

E che siano degli anni importanti per tutto il movimento culturale lo dimostra anche – e aggiungerei, soprattutto! – l’istituzione, nel 2019, presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, del primo ed unico Centro Studi Italiano sulla Creatività Urbana, “Inopinatum”, frutto dell’intesa tra l’Università ed Inward – Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana, urban design e tutti i linguaggi della creatività urbana emergente.

Bari, via Giulio Petroni. dettagli dell’opera di Elias Tano, 2018.
(foto dell’autore).

Il Centro di Ricerca ha come obiettivo quello di “rispondere a specifiche esigenze di ricerca, formazione, divulgazione, sviluppo, sperimentazione, edizione, informazione, comunicazione ed ogni altra attività, nell’ambito vario della creatività urbana, fornendo supporto e consulenza specializzata ad enti, organizzazioni, aziende e altri soggetti che richiedano l’attivazione delle competenze del Centro Studi”.

La direzione sembra dunque ben impostata. La domanda tuttavia è: per andare dove? Intendiamoci, ben vengano i progetti di riqualificazione e di valorizzazione delle nostre città – anzi, l’auspicio è che presto anche le altre Regioni possano seguire l’esempio della Puglia – e ben venga la promozione di un movimento, come quello della Street Art, ancora poco conosciuto e, spesso, men che meno compreso e accettato.

Le iniziative a cui, in maniera consapevole o meno, stiamo assistendo in questi ultimi anni dimostrano come qualcosa effettivamente stia cambiando, ma è altrettanto chiaro come, assieme ai presupposti sociali e culturali, a cui è inevitabilmente e storicamente legata, anche la Street Art stia subendo delle importanti trasformazioni.

CoCo 144 nel 1974. Credit.

Certo, non siamo più difronte a quel movimento che negli anni ’70 finì col diffondersi tra i vicoli e i muri del Bronx, o sui vagoni della metropolitana di New York: le premesse, le atmosfere sono diametralmente e profondamente differenti. L’economia, le condizioni politiche e sociali, la droga, il razzismo, i diritti umani e il sistema educativo sono tutti temi che contribuirono a formare le personalità e le percezioni dei writer, dando il via alla rivoluzione della bomboletta e alla cultura dell’Aerosol.

La storia […] è stata partorita a New York da giovani delle inner cities, naturalmente, era un urlo, un grido che saliva dalle sue strade. Nel fare questa cosa, ci trovammo a fare delle affermazioni. Era un modo per dire, “Hey sono CoCo; ecco da dove vengo ed ecco quello che faccio”. Era qualcosa che doveva succedere, i treni finirono per risultare il supporto che utilizzammo.

COCO 144

Muro di una metropolitana americana, 1972. Credit.

Per questo motivo il rinnovato interesse verso la Street Art, testimoniato dalle iniziative degli ultimi anni, non basta né può bastare.

È altresì necessario domandarsi cos’è, oggi, la Street Art, da quali premesse e verso quali propositi muove, da chi è composto il movimento e quali bisogni essi esprimono con la loro arte. Chiedersi ancora quale sia il rapporto tra la società e la Street Art, insistere sul rapporto tra legalità e illegalità, evidenziarne le contraddizioni, la storia, i mutamenti. Parlarne, discuterne, e non accettarne, semplicemente e passivamente, le sorti.

Da questo punto di vista l’attività del Centro Studi di Napoli sarà fondamentale. Si lavori affinché a queste iniziative segua, di pari passo, un lavoro di ricerca e di condivisione serio e strutturato. Altrimenti il movimento rischierebbe un appiattimento critico, oltre che artistico, destinato presto a dissolversi.

Per quanto ci riguarda, possiamo solo riprometterci di seguire da vicino l’evolversi della situazione, nella speranza che queste preziose opportunità non vadano sprecate.

In copertina: dettaglio dell’opera di Chekos’Art. (foto dell’autore).

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