VOGUE ITALIA APRE IL SUO ARCHIVIO: CIPRIA E INSETTICIDI

Uno sguardo su come eravamo, mentre aspettiamo di sapere che fine faremo.

Di Teresa Canciello

Tempo di lettura: 2 minuti

Ho appena aperto l’armadio di mia madre. Tailleur color pistacchio, spalloni, giacche fuxia, bottoni dorati, leggings a stelle e a strisce, scatole musicali piene di orecchini colorati, cerchi, bracciali di legno, plastica e ferro: “Signore e Signori, gli anni ’80!” 

«Andavi davvero in giro vestita così?» «Ma come ti permetti?! Era di moda!»

Come diceva Franca Sozzani, ex Direttrice di Vogue ed icona assoluta:

“la moda sarà uno strumento per capire lo stile, le idee, i modi in cui abbiamo vissuto, per comprendere meglio i cambiamenti e gli sviluppi della società.”

F. Sozzani

In questa quarantena Vogue Italia ci fa un grande regalo. aprendo gratuitamente i suoi archivi e regalandoci uno sguardo su chi siamo stati

Oggi è possibile scaricare gratuitamente dall’archivio fino a tre riviste, dal 1964 (anno di nascita di Vogue) ai nostri giorni e sfogliarle nella loro interezza.

Il sito è perfetto, funzionale ed aggiornato: si possono ricercare fino a dieci parole chiave per trovarne tutti i riferimenti in più di 55 anni di storia, anno per anno, mese per mese.

E così ho scoperto che negli ’80 non c’erano solo i volant e i guanti in pizzo di Madonna, ma anche le gonne plissè sotto il ginocchio di Jil Sander e i cappotti over size dell’estinto marchio Cagli.

Già nell’84 la moda si scusava per aver trascurato tutte quelle donne, che a differenza delle modelle, non hanno un fisico “acerbo”.

“Donne mortificate da antiestetiche taglie conformate.”

VOGUE, Settembre 1984

Per ovviare a questo problema, troviamo in archivio pubblicità di donne infiocchettate dentro una coperta. Meglio di niente.

Digitando in archivio la parola chiave “maschilismo”, otteniamo solo 27 pagine, per lo più recenti, a riguardo. Anche le allusioni sessuali, visibili nelle storiche pubblicità emerse dalla ricerca, non sono poche. Sorvoliamo, per ora, su questo argomento, da sempre un tasto dolente.

Nel 1965 Vogue si chiamava Novità” (così fino al Novembre 1965, quando il nome “Vogue” cominciò ad affiancare “Novità”). Sotto questa data, si ritrovano articoli meravigliosi con donne che si stiravano i capelli col ferro da stiro, articoli sulle piastrelle “che sono di moda” e pubblicità di make-up Max Factor accanto a quella dell’insetticida Aerosol B.p.d. Extra (viene spontaneo chiedersi: ma che razza di nome è?!).

Poi, per puro egocentrismo, vado al numero di Ottobre 1993, ovvero il mese e l’anno in cui sono nata. Ecco Calvin Klein, gli stivali bordeaux con la punta quadrata, i rossetti marroni di Chanel, le pellicce.

Insomma, le occasioni per sorridere e tuffarsi nei ricordi, vissuti personalmente e non, sono molte, soprattutto per i curiosi, per gli amanti del bello, del vintage, ma anche del più recente ieri, di chi magari legge Vogue tutti i mesi e si è perso qualche numero.

Per chi si trova indeciso nella scelta delle tre riviste da scaricare e non vuole decide per caso o per egocentrismo come la sottoscritta, tra i numeri storici di Vogue Italia vi consiglio il numero di Luglio 1988, il primo diretto da Franca Sozzani, il numero di Gennaio 2013, il primo ad aver avuto in copertina una modella asiatica, Fei Fei Shun, e quello dell’Ottobre 1964 che segna l’esordio di Vogue. Più storico di così!

Nel frattempo è uscito il numero di Aprile 2020, un numero unico, con la copertina completamente bianca, da collezione. Scrive il direttore Emanuele Farneti:

“Questo Vogue è una pagina tutta da scrivere.”

E. Farneti

Proprio come il nostro domani.

Credits: Vogue; Vogue Archive.

In copertina: Alcune immagini dai numeri della storica rivista Vogue. Credit.

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